martedì 21 marzo 2017

L'invenzione di una giornata

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E così ci siamo inventati anche questa! La giornata della felicità! 
Quasi che l'evocarla o festeggiarla possa bastare. 
Quasi che il pensarci possa improvvisamente materializzarla nelle nostre esistenze. 
Quasi non fosse un cammino, un percorso, la conseguenza effettuale delle nostre scelte.
Quasi non dipendesse da noi, dalla nostra maturazione spirituale, quasi con fosse parte della nostra vita. 
Eh sì, non un prodotto che si possa acquistare, nemmeno facendo file di intere giornate di fronte ad un qualsiasi Outlet, non è in vendita e non dipende dalla quantità di beni materiali che, nel tempo, riusciamo ad accumulare. Molti si son illusi che possa essere così, altrettanti lo affermano, implicitamente, anche con una certa prepotenza, ma la felicità è una condizione spirituale, innanzi tutto. Essa esiste laddove risiede saggezza, tolleranza, temperanza e compassione è compenetrata in loro. Dipende anche dalla capacità di condividere, di essere parte. Non dipende dal possesso, non dipende dal potere.
La Felicità è oggetto strano. Essa si aggira intorno a noi; facile ed allo stesso tempo remota… è sostanza sottile. Quella vera poi, risiede davvero e solamente nell'anima. Non avrebbe bisogno di una giornata, ma di vite intere, di scelte profonde e condivise, di compassione ed empatia, questo però è nascosto dentro di noi… in ciascuno di noi. Un grandissimo dono, un piccolo sprazzo, una fetta di cielo… basta trovarlo è fatto di poco, è fatto di niente è fatto della nostra vita stessa, intessuto del nostro profondo respiro… etereo, impalpabile eppure così fondamentale.

Rosa Bruno

venerdì 10 marzo 2017

SILENZIO ASSOLUTO - storie Zen

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In un piccolo tempio sperduto su una montagna, quattro monaci erano in meditazione. Avevano deciso di fare una sesshin di assoluto silenzio.
La prima sera la candela si spense e la stanza piombò in una profonda oscurità.
Sussurrò un monaco: " Si è spenta la candela! ".
Il secondo rispose: " Non devi parlare, è una sesshin di silenzio totale".
Il terzo aggiunse: " Perché parlate? Dobbiamo tacere, rimanere in perfetto silenzio! ".
Il quarto, il responsabile della sesshin, concluse:" Siete tutti stolti e malvagi, solo io non ho parlato! "


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Beh, difficile sfuggire alle trappole della parola: tutti e quattro avevano finito per parlare... Ma non basta non parlare: bisogna anche far tacere il monologo o il dialogo interiore, che é incessante e si frappone come un velo tra noi e le cose... 
Cogliamo e dilatiamo l'attimo di silenzio fra un'ondata di pensieri e l'altra. 
Osserviamo come rimaniamo privi di pensieri quando veniamo colti da qualche sorpresa.

Rosa Bruno

martedì 7 marzo 2017

Marzo... ancora

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Ed ancora è Marzo … l' 8 per l'esattezza, giornata internazionale della donna fra antiche bufale e nuove frontiere sindacali, tutto sommato inutili. Con il rischio che per molte si risolva in una pizza fra donne ed uno spogliarello maschile.
Per carità, non sia mai che ci si opponga a momenti di mobilitazione! Di questi tempi poi!  Ma forse anche fra noi donne sarebbe opportuno un momento di ripensamento e riflessione.

Si è detto spesso che non di uguaglianza si sta parlando ma di parità nei diritti. Credo che vada approfondito e che su questo noi donne dobbiamo riflettere. 

W la diversità … volevo dirlo!

Noi donne siamo altro, la nostra sapienza è altro... non uguale, ma profondamente diversa. E meno male! 
Se vi è un minimo di speranza per questo pianeta sta da quella parte: in un punto di vista ed una filosofia di fondo profondamente “femminile”.
lo scontro, come la scienza sembra tendere a dimostrare, è molto, ma molto più antico e risale alle società gilaniche matriarcali... contrapposte a quelle militari-verticali e maschili delle tribù del ferro. Se esiste -come esiste- un divino femminile, anche a livello teologico che senso ha rimarcare l'uguglianza? 
Se questo scontro si è spinto nella nostra storia, attraversando il medio evo e permanendo in

sabato 4 marzo 2017

Di vergogne, di disumanità... Di fosse comuni.

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Da quella fossa comune d'Irlanda nasce una riflessione...
Cosa ci aspettiamo da questo sistema, corrotto ed ipocrita sin nelle proprie teologie… laddove dovrebbe risiedere l'etica e la morale d'una civiltà, seppure con il filtro di un potere sempre e solo a caccia della propria conservazione e riproduzione. 
Nel marasma di un racconto storico che è narrazione del potere e dei vincitori. Come possiamo pensare che un sistema, in sé stesso marcio sin nelle sue motivazioni spirituali, possa produrre alcunchè che non sia a sua volta putrescente. Lo vediamo ogni giorno nell'ipocrisia dilagante nella società, nel gioco delle doppie, triple, quadruple morali, nell'egoismo delle etnie e dei popoli eletti. Nell'impotenza etica di una politica in sé incapace di rappresentare altro che non sé stessa. Nel gioco ad uccidere e a dominare di un potere senza alcun senso del dovere, capace solo di nutrire la propria infame avidità. 
Come potremmo aspettarci altro se sin dalla catechesi ci educano a questo modello, se il nostro stesso DNA è programmato in quel senso, se l'umanità stessa è monumento all'ipocrisia. É per questo che il cambiamento dovrà passare da qui se vorrà davvero essere metabolizzato e modificare qualche cosa che non sia un momentaneo e superficiale adattamento di circostanza, che non divenga un gattopardesco rinnovamento che non rinnova

Fate quel che dico e non guardate ciò che faccio non potrà mai funzionare davvero... eppure è a questo che si educano da secoli le nostre classi dirigenti, ammesso che familismo, ereditarietà, classismo ed èlitarismo non bastino a descrivere un potere che non ha nulla a che condividere con conoscenza e compassione che è monumento all'egoismo ed alla follia autoreferente.

Rosa Bruno

giovedì 2 marzo 2017

Alienazioni...?

Il nostro sistema e pregno di perbenismo, di regole e regolette, di luoghi comuni condivisi che divengono la “norma”.

Una visione bigotta e moralista che rifiuta di evolversi con il tempo che passa. Un muro rassicurante a difesa di quello che definiamo giusto, bello e normale.

Nessuno sa e soprattutto vuole sedersi dalla parte del torto. Anzi!

Tutti appaiono convinti che sia giustificabile anche la violenza al fine di piegare un uomo alle regole della società.

Quello che abbiamo fatto, con quella che definiamo anormalità o border line o ancora alienazione, è davvero indice della follia stessa che ci attanaglia e della paura di tutto ciò che è diverso e altro rispetto al nostro mondo perbene ed ordinato... al nostro porto tranquillo e socialmente riconosciuto in cui ci insegnano a rifugiarci durante le tempeste della nostra vita.

R.B.
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