venerdì 3 settembre 2010

Cartoline dai pozzi di petrolio

fonte: www.terranews.it

Diego Carmignani


AMBIENTE. Aree protette e patrimoni dell’umanità: i cacciatori di oro nero a spasso con la trivella per le meraviglie del Belpaese. Progetti presenti e futuribili, dai parchi della Basilicata alle vette dolomitiche.

Nella nostra bella Italia, i luoghi più importanti dal punto di vista paesaggistico e naturale, e quindi i più tutelati, hanno davvero qualcosa di irresistibile: oltre ai villeggianti sono in grado di attrarre a sé anche le risorse energetiche. E di conseguenza pure gli speculatori di mezzo mondo, attirati come pesci all’esca, senza che ci sia un amo ad acciuffarli. Le riserve di petrolio che giacciono sotto i nostri piedi paiono, ahimè, segnalate proprio dalle bellezze che le sovrastano, vedi le isole Tremiti ed Egadi, ancora seriamente minacciate dalle trivelle multinazionali. E le notizie di colossi che vogliono sforacchiarci lo stivale non sembrano terminare, nonostante la bassa qualità e quantità dell’oro nero italiano e il vincolo paesaggistico che dovrebbe costituire un palese impedimento.

Caso esemplare è quello della Basilicata, la Regione petrolifera del Paese, per la quale l’assessorato all’Ambiente non sembra farsi troppi scrupoli, avendo autorizzato...

giovedì 2 settembre 2010

Namastè


Namastè

Mi inchino al luogo in te
in cui abita
l’intero universo.

Mi inchino e onoro il luogo in te
dove dimora l’amore
la verità
la luce
e la pace.

Quando Tu sei in quel luogo in Te,
ed io sono in quel luogo in me,
allora
siamo una cosa sola …



Namastè è un saluto originario di India e Nepal e viene usato comunemente in molte regioni dell’Asia. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia.

Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra, un gesto simbolico utilizzato anche nello yoga.

La parola namastè letteralmente significa “mi inchino a te”, e deriva dal sanscrito: namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te). Alla parola Namastè è implicitamente associata una valenza spirituale, per cui essa può forse essere tradotta in modo più completo come saluto (mi inchino a) le qualità divine che sono in te.

Namastè unito al gesto di congiungere le mani e chinare il capo, potrebbe essere resa con: unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te.

In sostanza, dunque, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità di ognuno di noi.

tratto da: www.pomodorozen.com

Imparare --- Osho

"Non sono qui per perpetuare il passato, perciò sono contrario a ogni tipo di conoscenza. Sono per l'imparare, ma imparare vuol dire innocenza, apertura, ricettività. Imparare vuol dire un approccio non egoistico alla realtà. Imparare vuol dire: "Non so, e sono pronto, sono pronto a sapere". Conoscenza vuol dire: "So già". La conoscenza è l'inganno più grande che la società crea nella mente delle persone."

Ancient Mother


http://www.youtube.com/user/WillowandLillith

La proliferazione nucleare e la bancarotta della ragione umana

fonte: http://www.terranews.it

La questione dell’arricchimento dell’uranio nella centrale iraniana e la reazione dell’occidente mostrano tutta l’ipocrisia delle leadership nella gestione dei rapporti di potere tra Stati. Tremila satelliti militari di nazionalità russa e statunitense sono in orbita militarizzando lo spazio anche se i trattati internazionali lo vietano. Nell’era della globalizzazione il dominio dello spazio extratmosferico e del cyberspazio determinano la moltiplicazione della potenza politica e militare.

Al multipolarismo necessario e auspicato si sta imponendo il bipolarismo Usa-Cina. In tale situazione timide reazioni vengono mostrate verso una Cina che ha realizzato il Dong Feng-5, un missile a propellente liquido, in grado di percorrere 13.000 km con una singola testata di multi-megatoni (milioni di tonnellate di tritolo equivalente). La Cina ha inoltre fornito assistenza in passato per la costruzione del reattore pachistano che produce plutonio per le bombe a Khushab. Potenze nucleari che non hanno mai firmato il Trattato di Non Proliferazione sono l’India, il Pakistan e Israele.

Ogni scenario politico serio non esclude...

Artico, Stop alla corsa all’oro nero

fonte: http://www.terranews.it

BLITZ. Continua la protesta di Greenpeace contro le trivellazioni in alto mare. «Vogliamouna moratoria mondiale».

Hanno passato la notte sospesi nelle tende, sfidando temperature ben al di sotto dello zero. I quattro attivisti di Greenpeace che martedì sono riusciti a scalare la piattaforma petrolifera Stena Don, situata nelle gelide della Groenlandia, eludendo l’imponente schieramento militare della marina danese, non faranno un passo indietro. I climber, provenienti da Stati Uniti, Finlandia, Germania e Polonia, sono infatti riusciti a bloccare le operazioni di perforazione e per protestare contro la corsa all’oro nero che minaccia il delicato e incontaminato ecosistema artico sono pronti a resistere diversi giorni appesi. «È ora di fermare le perforazioni in alto mare - dice Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace - soprattutto in aree particolarmente vulnerabili. Dobbiamo liberarci dalla schiavitù del petrolio e iniziare una vera e propria rivoluzione energetica, investendo in energie rinnovabili ed efficienza energetica». Secondo l’organizzazione ambientalista le grandi compagnie petrolifere devono restare fuori dall’Artico. «Piattaforme come questa - chiariscono da Greenpeace -, impegnate in esplorazioni petrolifere, potrebbero far scattare la scintilla della corsa all’oro nero nell’Artico, mettendo a rischio questo fragile ecosistema e il clima globale». Alcuni gruppi petroliferi sperano infatti di riuscire a raggiungere i giacimenti di petrolio e di gas che si crede si trovino sotto i fondali al largo della Groenlandia. E tra gli abitanti dell’isola, sotto sovranita danese, c’è chi spera nelle royalties petrolifere per rendere l’isola indipendente, economicamente e politicamente, dalla madrepatria. L’attivista svedese Victor Rask, uno dei quattro sulla piattaforma, ha chiarito che l’intento del bliz: Greenpeace vuole ritardare i test di trivellazione fino all’arrivo dell’inverno e lavorare nel frattempo per un bando globale contro l’estrazione di idrocarburi in alto mare.

Golfo Messico, esplode piattaforma petrolifera Si ignora se ci siano state fughe di greggio o gas

fonte: http://www.ansa.it

WASHINGTON - Una piattaforma petrolifera al largo della costa della Louisiana si è incendiata oggi nel Golfo del Messico. I tredici dipendenti si sono rifugiati in acqua e sono in attesa dei soccorsi.

E' esplosa la piattaforma petrolifera dove si è poi sviluppato un incendio, a circa 150 chilometri a sud della costa della Louisiana, nel Golfo del Messico. I tredici lavoratori si sono rifugiati in acqua. Uno dei tredici sarebbe ferito, non si sa quanto gravemente.

La piattaforma, proprietà della Mariner Energy, è ancora in fiamme. I tredici lavoratori della piattaforma si sono rifugiati in acqua dopo avere indossato i giubbotti di emergenza.

Sul luogo dell'incidente si stanno recando sette elicotteri, due aerei e quattro navi. L'esplosione si è verificata alla 09.00 locali. Il punto più vicino alla piattaforma è Vermilion Bay, in Louisiana.

Si ignora se la esplosione abbia causato fughe di petrolio o gas nell'oceano.

PIATTAFORMA ESPLOSA NON STAVA ESTRAENDO PETROLIO - Nel momento dell'esplosione la piattaforma della Mariner Energy "non stava estraendo petrolio". Lo ha precisato alla Cnn una portavoce della Guardia Costiera che è accorsa sul luogo. "Non possiamo dire - ha aggiunto - se c'é stata perdita di greggio in acqua".

Legge sull’immigrazione: “Norme più severe”. Ecco il “trucco” di Maroni e La Russa

fonte: forumambientalista.wordpress.com

Il ministro della Difesa La Russa ha premuto perchè tra i “punti” non trattabili da proporre ai finiani per mandare avanti il governo ci fosse anche l’immigrazione clandestina. Un punto su cui intervenire ancora, nonostante la legge di appena due anni fa che introduceva il reato di clandestinità.

Sì perché nel frattempo sembra che il ministro Maroni si sia deciso a imitare la Francia: trovare cioè il modo di espellere anche quegli immigrati scomodi ma che non possono essere sfrattati tanto facilmente. I comunitari, nella fattispecie soprattutto romeni e bulgari. “Ci vuole un inasprimento normativo”, perché i clandestini non arrivano solo dal mare ma soprattutto via terra.

Ma quello che non tutti sanno è che, con le norme vigenti, è pressoché impossibile venire e rimanere nel nostro Paese legalmente: il decreto flussi non è stato infatti approvato. Nessuna speranza, quindi per i lavoratori subordinati. Nell’ultimo c’è spazio solo per i lavoratori stagionali, per chi viene in Italia cioè solo qualche mese e per raccogliere ortaggi. Poi c’è la regolarizzazione di colf e badanti. Punto. E gli operai, i camerieri?

Senza contare i danni provocati dai tempi (mostruosi) che servono in Italia per rinnovare il permesso di soggiorno. La legge (Bossi-Fini) prevede 20 giorni, in realtà ci vogliono mesi e mesi, tanto che spesso agli immigrati vengono consegnati permessi già scaduti. Che li espongono quindi al rischio di perdere il lavoro perchè sprovvisti di visto in regola.

Questo La Russa e Maroni lo sanno. Gli elettori molto meno e ora che ci sono le elezioni in vista può sempre tornare comodo puntare sulla sicurezza e sull’inasprimento delle norme sull’immigrazione.

Io faccio la spesa giusta: dal 16 al 31 ottobre la spesa si fa equo-solidale

fonte: www.mondoecoblog.com

La nuova edizione di ‘Io faccio la spesa giusta‘, iniziativa promossa da Fairtrade Italia in collaborazione con Librerie Feltrinelli, Banca popolare Etica, Arci, Legambiente e Focsiv, si preannuncia ricca di novità. Quindici giorni, dal 16 al 31 ottobre (invece di una settimana, come nelle edizioni precedenti) che prevedono incontri, cene, degustazioni, promozioni e sconti nelle principali insegne della distribuzione italiana (Auchan, B’io, Bennet, Botteghe del Mondo, Carrefour, Coop, Crai, Despar, In’s, Lidl, NaturaSì, Nordiconad, Sicilconad), tutto all’insegna del commercio equo e solidale.

IO FACCIO LA SPESA GIUSTA
Oltre ai supermercati, cresce l’adesione all’iniziativa da parte del canale mense e ristorazione (i locali ad insegna PastaRito e Rita, i ristoratori che utilizzano gli ingredienti biologici del circuito Biogustando, i locali indipendenti che scelgono di organizzare e proporre cene mettendo al centro i prodotti del Sud del mondo certificati Fairtrade). Una presenza significativa, se si pensa che i prodotti certificati si stanno sempre più diffondendo in questi canali (basti pensare che attualmente il 30% delle banane equosolidali viene distribuito nelle mense scolastiche).

LE INIZIATIVE COLLATERIALI
A queste iniziative promozionali e di degustazione andranno ad aggiungersi i tradizionali incontri nelle librerie Feltrinelli che metteranno attorno allo stesso tavolo produttori, aziende e chef all’insegna del cibo sostenibile; un nuovo ciclo della rassegna Equobank, presso le filiali di Banca popolare Etica in tutta Italia, i punti informativi di Legambiente.

LA PARTITA DEL CUORE SI FA ECO
Durante la campagna, la Nazionale Calcio Attori scenderà in campo per Fairtrade: la Partita del cuore (i cui incassi saranno devoluti a progetti di commercio equo in Pakistan) si svolgerà a Padova il 23 ottobre. Diversi soggetti, dunque, a testimoniare che l’equosolidale non conosce crisi, anche in un momento di congiuntura economica non facile.

I PRODOTTI FAIRTRADE NEL MONDO
Nel 2009, in tutto il mondo, i consumatori hanno speso 3,4 miliardi di euro in prodotti certificati Fairtrade, una crescita del 15% superiore alle previsioni. Brand mondiali come Dairy Milk di Cadbury, Kit Kat di Nestlè, Green & Black’s e Ben & Jerry’s hanno scelto di lavorare con Fairtrade.
Per quanto riguarda l’Italia, i dati 2009 parlano di una crescita media a volume del 10%, con performance molto interessanti su alcune referenze come zucchero di canna (+27%), succhi di frutta (+57%) e riso (+17%). Grazie alle vendite in Italia, oltre al prezzo stabile e garantito ai produttori, è stato possibile generare un Fairtrade Premium (il margine aggiuntivo al prezzo) di 467 mila euro di cui hanno beneficiato le famiglie e le comunità, con progetti in ambito sociale e sanitario.

Iraq: poche luci e molte ombre

(Foto: © Sciclinews)

fonte: http://www.unimondo.org
Nel giorno che sancisce ufficialmente la fine della guerra in Iraq, il presidente Obama ringrazia tutti i militari statunitensi. Per Obama, che ha ricevuto suo malgrado il fardello di due guerre in corso, “l'impegno dei soldati ha reso l'America più sicura ed ha aperto la strada alla democrazia a Baghdad”.
Non sono certo che il Premio Nobel per la Pace sia realmente convinto di quest’affermazione pronunciata a denti stretti ed occhi socchiusi in una stanza spoglia, priva di bandiere ma la sua preoccupazione, ora, è altrove: la via d’uscita anche dall’Afghanistan ove, mentre scrivo, sette giovani soldati americani hanno trovato la morte.
Ma cosa resta dopo una guerra? Forse alcuni dati ci aiutano a meglio comprendere l’Iraq. Secondo le Nazioni Unite il 23% della popolazione irachena vive, oggi, al di sotto della soglia di povertà (2,2 dollari al giorno a persona). Nei primi tre mesi del 2010 l’offerta di elettricità è stata superiore del 7% rispetto al trimestre precedente e del 14% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo riporta un rapporto di aprile dell’Ispettore speciale Usa per la ricostruzione in Iraq. La produzione di elettricità è rimasta però al di sotto del record toccato tra il luglio e il settembre 2009. Quanto alle condizioni igieniche siamo all’emergenza sanitaria: meno del 70% della popolazione residente fuori Baghdad riceve acqua potabile e la percentuale scende al 48% nelle aree rurali del paese. Ciò sta creando un flusso inverso città campagna.
I dati sulle violenze. Nonostante siano notevolmente diminuiti gli attentati nel ...

mercoledì 1 settembre 2010

Nuova Direttiva sulla Vivisezione: una VERGOGNA EUROPEA! FIRMA LA PROTESTA


NO alla vivisezione!

Ai primi di settembre, il Parlamento Europeo voterà la nuova Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. È una legge a misura di vivisettore, che NON OBBLIGA a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali neppure laddove esistono.

In compenso essa permette di:

- sperimentare su gatti e cani randagi

- riutilizzare lo stesso animale più volte anche se ha già provato intenso dolore e angoscia

- sperimentare senza anestesia

- costringere un animale al nuoto forzato fino all’esaurimento

- tenere in isolamento totale e prolungato cani e scimmie

- creare animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche.


PER FIRMARE LA PROTESTA ON LINE
www.leal.it/campagna-bruxelles/petizione-online/

Per saperne di più www.leal.it

FATE GIRARE, ABBIAMO POCO TEMPO PER RACCOGLIERE LE FIRME! Grazie

Il petrolio nelle spiagge di Goa


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Tonnellate di petrolio sono state gettate in mare nelle acque a largo della costa occidentale indiana.
.In alcune spiagge la coltre nera raggiunge i quindici centimetri di spessore.

Una nave ancora non identificata ha riversato tonnellate di petrolio nelle acque a largo della costa occidentale indiana contaminando alcune delle spiagge più famose di Goa, una delle maggiori località turistiche del paese. Il petrolio è stato progressivamente trasportato dalla corrente verso la costa e ora le spiagge sono ricoperte da un macchia di petrolio che in alcuni punti raggiunge quindici centimetri di spessore.

Ieri sono iniziati i lavori per cercare di ripulire le spiagge, ma altro petrolio sta ancora galleggiando nelle acque vicine e probabilmente presto raggiungerà a sua volta la costa. Le autorità indiane stanno cercando di rintracciare la nave che avrebbe deliberatamente gettato in mare dei residui di petrolio. L’Istituto Nazionale di Oceonografia indiano ha spiegato che da quelle parti è molto frequente che le navi sciacquino in mare i loro contenitori di petrolio, ma che uno smaltimento di queste proporzioni non era mai avvenuto.

«Il petrolio si mescola all’acqua e forma un’emulsione che assomiglia a un budino di cioccolato. Il vento e le onde poi trasportano e frammentano queste macchie in pezzi più piccoli, che poi arrivano sulla superficie delle coste», ha spiegato alla Associated Press S. R. Shetyye, capo dell’istituto «alcune possono avere un diametro anche di trenta centimetri, ma la maggior parte sono delle dimensioni di una moneta».

Le autorità di Goa sono preoccupate che la notizia possa danneggiare la stagione turistica che sta per iniziare. Ogni anno quasi due milioni e mezzo di turisti arrivano a Goa per passare le vacanze nelle sue spiagge, soprattutto nel periodo tra ottobre e marzo. Il direttore dell’ufficio del turismo dello stato di Goa, Swapnil Naik, ha detto che la stagione sarà comunque inaugurata come ogni anno tra poche settimane, anche se ha aggiunto che al momento non è possibile prevedere quando finiranno le operazioni di pulizia delle spiagge. Chi le ha visitate in questi giorni dice che è praticamente impossibile camminarci senza macchiarsi i piedi con il petrolio. L’agenzia incaricata di ripulirle fa quel che può cercando di spazzare via il petrolio con delle semplici scope.

Fidel Castro chiede scusa per la persecuzione degli omosessuali


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«Ci sono stati momenti di grande ingiustizia. Se c'è un responsabile, quello sono io»
.Dopo la rivoluzione cubana gli omosessuali venivano imprigionati e mandati in campi di lavoro

In un’intervista al quotidiano La Jornada Fidel Castro ha ammesso le ingiustizie perpetrate contro i gay negli anni successivi alla vittoria della rivoluzione cubana nel 1959, e ha indicato se stesso come unico responsabile. Castro, ex presidente del consiglio e comandante in capo, ha inoltre detto che oltre agli omosessuali anche le persone di colore e le donne sono stati a lungo discriminati nel paese.

«Avevamo così tanti e terribili problemi, problemi di vita o di morte, che non ci facevamo molta attenzione» ha detto riguardo al trattamento subito dagli omosessuali. «[Negli anni della rivoluzione] ci sono stati momenti di grande ingiustizia, e se c’è un responsabile, quello sono io.»

Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta a Cuba molti omosessuali sono stati imprigionati o mandati a lavorare in campi di rieducazione agricolo-militari. L’omosessualità a Cuba, scrive la CNN, è stata depenalizzata nel 1979, ma gli strascichi del periodo precedente si sono protratti a lungo. Solo nell’ultimo decennio c’è stato un alleggerimento della situazione, e recentemente si è iniziato anche a discutere delle unioni tra persone dello stesso sesso. La figlia di Castro, Alina, è una delle promotrici principali del movimento per i diritti dei gay.

C’è del marcio in Val Vibrata

tratto da: http://www.terranews.it

DENUNCIA. Il Wwf invia un dossier alla magistratura sulla situazione del torrente abruzzese.

«L'inquinamento da scarichi fognari non trattati è una delle cause più frequenti delle enteriti virali». A sostenerlo è il Wwf che, in seguito ai numerosi casi di enterite registrati nei giorni scorsi nei comuni di Alba Adriatica e Martinsicuro, bagnati dal torrente Vibrata, ha presentato un dossier alla magistratura sulla situazione del corso d’acqua. Al contrario di quanto dichiarato alla stampa da autorevoli rappresentanti di amministrazioni pubbliche, il documento, ricco di dati tratti da pubblicazioni scientifiche, dimostrerebbe una correlazione diretta tra l’inquinamento delle acque da scarichi non trattati ed enteriti virali, causate anche da rotavirus. Secondo Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf Abruzzo, le istituzioni avrebbero liquidato la questione con troppa velocità, affermando soltanto che le gastroenteriti sono state causate da rotavirus, mentre nelle acque analizzate sono stati rinvenuti colibatteri. Le analisi effettuate dall’Arta, l’Agenzia regionale di tutela ambientale, nel torrente Vibrata hanno infatti confermato elevate concentrazioni di escherichia coli, azoto ammoniacale ed enterococchi, probabile conseguenza di sversamenti di liquami dovuti al malfunzionamento del depuratore consortile e ad alcuni scarichi abusivi individuati dalla polizia provinciale. «Bisogna lavorare - ha detto De Sanctis - per individuare responsabilità e punti di criticità». L’associazione ambientalista denuncia l’indifferenza «di amministratori che solo ora stanno prendendo posizione a vario titolo su questa vicenda» e punta il dito su gravi ritardi nella realizzazione, da parte della Regione, del Piano di tutela delle acque, adottato solo poche settimane fa. La procura di Teramo, intanto, ha aperto un’inchiesta sulla vicenda e per 300 metri a sud e 250 a nord dalla foce del torrente inquinato è scattato il divieto di balneazione.

Libia, 100 frustate alle adultere

tratto da : www.terranews.it
Susan Dabbous

DIRITTI
. Ripartito ieri il presidente libico, restano le polemiche e il silenzio sui diritti umani. Amnesty: «Nel Paese è praticata la tortura e la pena di morte. Le donne vengono condannate per i rapporti extraconiugali».

Fine dello spettacolo, restano le polemiche. E il silenzio istituzionale sulla violazione dei diritti umani in Libia di cui non si è parlato in questi giorni di festeggiamenti, veline islamizzate a pagamento e caroselli berberi. Il presidente libico Gheddafi è tornato a Tripoli col suo aereo decollato ieri alle 13 dall’aeroporto di Ciampino.

Dopo una visita romana di 48 ore, a soffiare sul fuoco una fitta schiera di politici e giornalisti: dalla Lega Nord, ai finiani, passando al Pd e all’Avvenire che definisce l’amicizia italo-libica un vero e proprio boomerang. Mentre i verde Angelo Bonelli punta il dito dritto contro il premier: «Berlusconi è responsabile di aver concesso al dittatore libico Gheddafi una platea per un’estorsione ai danni dell’Europa a cui il Colonnello chiede 5 miliardi di euro per pagare i lager per gli immigrati».

La minaccia del leader libico all’Ue («se non ci date 5 miliardi l’anno vi riempiremo il continente di africani») è arrivata lunedì sera. Un messaggio diretto a Bruxelles che il rais ha pensato bene di mandare da Roma e non da Tripoli. Ora l’Italia deve gestire una situazione imbarazzante. A chiedere spiegazioni è l’eurodeputato del Pd David Sassoli: «Sarebbe auspicabile - ha detto - che il governo smentisse quanto affermato dal leader libico, su una questione dirimente come quella dell’immigrazione e dei diritti umani», in ballo secondo l’ex mezzobusto del Tg1 c’è «il ruolo che intendiamo giocare nel futuro dell’Europa».

Per il momento l’Ue ha scelto di non commentare le parole del Colonnello. Sulla questione immigrazione, poi, Bonelli rincara la dose: «Gheddafi utilizza il dramma dei migranti per ricattare l’Unione europea, per questo andrebbe denunciato alla Corte per i diritti dell’uomo, altro che accoglienza da eroe». A un anno e mezzo dall’inizio dei respingimenti (siglati nell’accordo italo-ibico) «abbiamo imparato bene cosa comporta questa pratica», denuncia anche Riccardo Noury di Amnesty international. «Diverse centinaia di persone sono state respinte con procedure sommarie: donne e bambini inclusi».

L’associazione domenica scorsa ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Berlusconi, per chiedergli, in qualità di partner privilegiato di aiutare Amnesty a fare chiarezza sul rispetto dei diritti umani in Libia. Nessuna risposta per il momento. «Durante la visita nelle carceri di Tripoli che siamo riusciti a fare a maggio 2009 abbiamo potuto appurare che nel Paese viene ancora praticata la tortura e vige la pena di morte». In particolare è in uso la pratica delle bastonate sotto i piedi.

Le donne però a detta del Colonnello se la passano benone, meglio delle occidentali. «Una legge in vigore del 1973 – spiega Noury - prevede pene fino a cento frustate, e/o la detenzione fino a 7 anni, per il reato di zina, l’adulterio. Nel 2009 - continua - in una prigione di Tripoli c’erano 6 donne condannate per adulterio e altre 32 in attesa di condanna». Di loro nessuna notizia, così come delle persone negli impenetrabili carceri del Sud della Libia.

Alluvione in Pakistan: appello di Jubelee per la cancellazione del debito

(foto: Jubelee debt campaign)

da: http://www.unimondo.org/

Per far fronte alla grave emergenza creatasi a seguito delle alluvioni che hanno colpito il Pakistan la campagna Jubelee Debt ha lanciato una petizione internazionale per chiedere ai governi e alle istituzioni internazionali di congelare immediatamente il pagamento del debito di Islamabad che ammonta a 3 miliardi (3 billion) di dollari l’anno. Queste risorse, afferma la campagna, devono poter essere impiegate subito per far fronte all’emergenza.
La Banca mondiale e la Asian Development Bank hanno promesso al Pakistan prestiti, e non doni, intorno ai tre miliardi di dollari per gli interventi post-alluvioni: "Un intervento che sortirà l'effetto di incrementare l'ingente e insostenibile debito del Pakistan che attualmente ammonta a 49 milardi di dollari" - commenta la campagna Jubelee Debt. La decisione della Banca Mondiale è stata fortemente criticata anche dalla campagna italiana CRBM. "Ogni anno il governo pakistano spende per estinguere i suoi debiti internazionali tre volte il totale dei fondi destinati alla sanità - sottolinea CRBM. Questo in un Paese dove il 38 per cento dei bambini sono sottopeso e il 60 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà". Il debito complessivo di Islamabad è passato da 32 agli attuali 49 miliardi di dollari nei sette anni del regime militare del presidente Musharraf. Tra il 2001 e il 2008 l’aumento della spesa pubblica non ha portato quindi nessun beneficio alle fasce più indigenti del Paese, ma è servito solo per obiettivi e finalità militari.
Le ong italiane del network "Agire", rinnovano l'appello per la raccolta fondi per soccorrere le persone colpite dalle alluvioni."Non si arresta purtroppo l’emergenza in Pakistan e il numero di persone coinvolte continua a salire" - sottolinea un comunicato di ActionAid, una delle 11 ong di Agire.Negli ultimi giorni sono continuate le evacuazioni nel Sindh mentre la seconda ondata di piena si è spostata nella parte meridionale della provincia. Il numero dei morti ha ormai raggiunto quota 1.600 mentre i feriti sono 2.366, ma le persone direttamente colpite dalle alluvioni sono un numero drammaticamente più alto, cioè oltre 17 milioni...

Avellino, «Sparate a vista ai randagi»Ordinanza choc di un sindaco dell’Irpinia

da: http://forumambientalista.wordpress.com

di
Roberto Vetrone

AVELLINO (31 agosto) – Nel paese degli asini tutelati dagli animalisti, che con il proprio intervento hanno fatto saltare il recente Palio dell’Anguria (in un primo momento rinviato al 18 settembre e definitivamente cancellato per quest’anno), scoppia il caso randagismo.

Un’ordinanza del sindaco (LEGGI) – la numero 48 dello scorso 16 luglio – dispone, infatti, l’abbattimento dei cani randagi pericolosi. E glianimalisti tornano alla carica, chiedendo la revoca del provvedimento: «Altrimenti – fanno sapere – si chiederà la sospensiva all’Autorità competente». In prima linea per la nuova battaglia è la Lac (lega per l’Abolizione della Caccia).

La replica della civica amministrazione è affidata al vicesindaco Alberico Vassallo – il primo cittadino, Alberico Villani, è in ferie – il quale ribadisce: «Con l’ordinanza si è inteso tutelare la pubblica incolumità, il bene più prezioso. Inoltre, da anni l’Amministrazione sborsa migliaia di euro, precisamente 45mila, per il sostentamento dei randagi catturati ed ospitati in strutture ricettive convenzionate, attua la sterilizzazione delle femmine catturate in collaborazione con i veterinari Asl, promuove l’adozione dei randagi anche con incentivi economici e con vigilanza sull’abbandono di cani».

Aggiunge il consigliere di maggioranza con delega al Bilancio ed ai Servizi Sociali, Gianluca Camerlengo: «Forse qualcuno ignora che per il piano sociale di zona spendiamo intorno ai 26mila euro annui. La situazione sul territorio si è aggravata dopo centinaia di segnalazioni giunte alla polizia municipale e a episodi di aggressione alle persone».

Ma l’ordinanza dei dissapori arriva anche tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale. Così Bernardino Bruno del Partito Democratico incalza. «A seguito di un atteggiamento irridente ed irrispettoso e, soprattutto, a seguito degli imbarazzati accadimenti degli ultimi giorni, ci vediamo costretti a dire basta». L’esponente della minoranza alza il tiro anche riguardo ai fatti accaduti durante il Palio dell’Anguria. Il consigliere, insieme agli altri due colleghi Filomena Sole e Brunella Asfaldo di Sinistra e Libertà, hanno infatti presentato qualche giorno fa una interrogazione al sindaco e all’assessore al ramo chiedendo di conoscere «quali siano le vere motivazioni dell’annullamento del Palio e se vi erano impedimenti di carattere normativo».

A stretto giro il vicesindaco Vassallo in merito alla questione sollevata per il Palio risponde che «probabilmente la corsa degli asini, preventivata per il 18 settembre, sarà rinviata al prossimo anno. E questo anche per cogliere alcuni suggerimenti che arrivano da più parti e cioè costituire l’Ente Palio oppure una commissione comunale che insieme alla Pro Loco, possa garantire la continuazione senza problemi della storica manifestazione».

Ma a chiudere il cerchio sulla questione randagismo si mobilita da Roma anche l’Ente Nazionale Protezione Animali che attraverso un comunicato diramato ieri alle agenzie di stampa chiede «l’immediato ritiro dell’ordinanza emanata dal sindaco di Altavilla Irpina, Alberico Villani, che prevede l’uccisione dei cani randagi di comprovata pericolosità. Secondo il sindaco, che individua in maniera del tutto personalistica la cosiddetta elevata pericolosità dei cani, è questa la via breve per sottrarsi agli obblighi di legge in materia di randagismo e di tutela degli animali.

L’Enpa si è rivolta al Prefetto e ha dato mandato al proprio ufficio legale di denunciare in sede penale per uccisione di animali il primo cittadino della località campana qualora dovesse dare effettiva applicazione al suo provvedimento». L’Ente di protezione animale, infine, accusa: «Per quale ragione il sindaco condanna a morte i randagi mentre non prende alcuna iniziativa a carico dei loro proprietari che abbandonandoli commettono un reato e aggravano la situazione sul territorio

Vengo - Tony Gatlif - Remedios Silva Pisa - Remedios silva pisa - Naci En Alamo



Parigi vuole espellerli e a Bratislava si scatena la furia omicida: è caccia ai rom?

da: http://forumambientalista.wordpress.com

Mentre la Francia lancia l’allarme rom ed è pronta a espellerli per furto reiterato, in Slovacchia un uomo scende in strada e stermina un’intera famiglia, tra cui un ragazzino di 12 anni: sei persone più una settima (una vicina di casa), tutte di etnia rom. Poi si punta l’arma contro, ma ad ammazzarlo è un colpo sparato dalla polizia.
Cosa sta succedendo da un lato all’altro dell’Europa? Perché Parigi li vuole buttare fuori anche per accattonaggio e furto reiterato e a Bratislava si scatena la furia omicida contro di loro? La polizia slovacca storce il naso quando si insinua la pista razzista e la bolla come «poco probabile», ma il capo Jaroslav Spisiak dice che «la famiglia rom aveva spesso ospiti e si divertiva rumorosamente» . I media locali però parlano esplicitamente di razzismo.
Quelli che vogliono essere chiamati rom, anche se c’è anche chi li chiama gitani o zingari, in Slovacchia sono circa 89.920, ufficialmente. E’ lo specchio dell’ultimo censimento, quello del 2001.
Stime diverse e più attuali invece parlano di 300 mila persone, altre ancora sfiorano quota 500 mila, su un totale di 5,4 milioni di slovacchi. Significa che i rom sono il 10% della popolazione e rappresentano la seconda etnia del Paese. La strage di lunedì 30 agosto è il sentore di un focolaio di lotte interetniche che sta per accendersi? Il governo
In Francia il problema è già balzato dal disagio di strada alla politica, ma la proposta del presidente Nicolas Sarkozy ha suscitato polemiche fra i suoi stessi uomini. Il ministro degli Esteri Bernand Kouchner ha detto: «A causa di questa politica ho perfino pensato di dimettermi». Brice Hortefeux ed Eric Besson, rispettivamente a capo degli Interni e dell’Immigrazione andranno a colloquio con il commissario della giustizia di Bruxelles Viviane Reding, apertamente critica contro la politica anti-rom dell’Eliseo

Fondazione Gates investe in azioni MONSANTO


da: http://ilupidieinstein.blogspot.com
Entrambi fanno profitti a spese dei piccoli agricoltori africani
di Heather
Seattle Global Justice
Seattle, WA – gli agricoltori e le organizzazioni della società civile nel mondo sono indignati per la recente scoperta di ulteriori connessioni tra la Fondazione di Bill e Melinda Gates e il titano agro-alimentare Monsanto. La scorsa settimana, un sito Web finanziario ha pubblicato il portafoglio di investimenti della Fondazione Gates, comprese le 500.000 azioni ordinarie di Monsanto acquistate nel secondo trimestre del 2010 per un valore stimato in 23,1 milioni di dollari (guarda l'archivio dei Titoli and Exchange Commission). Questo segna un incremento sostanziale delle sue precedenti partecipazioni, valutate in poco più di 360000 dollari (guarda il Form 990 2008 della Fondazione).
"Investimenti diretti della Fondazione nella Monsanto sono problematici su due livelli primari," ha detto il Dr. Phil Bereano, professore emerito dell'Università di Washington e riconosciuto esperto di ingegneria genetica. "In primo luogo, Monsanto ha una storia di palese disprezzo per gli interessi e il benessere dei piccoli agricoltori nel mondo, come pure una spaventosa impronta ambientale. Le forti connessioni a Monsanto sollevano gravi dubbi sui pesanti finanziamenti della Fondazione per lo sviluppo agricolo in Africa e sui presunti obiettivi di alleviare la povertà e la fame tra i piccoli agricoltori. In secondo luogo, questo investimento rappresenta un enorme conflitto di interessi".