
Il silenzio è mitezza

un uomo poi fece il secondo
un’eroe che imparò a contar sino a cento
Un microfono portò la sua voce nell’aria
un microfono e tanto coraggio
d’una radio ribelle
d’un ribelle alla radio
che spiegava la voce ed il cuore
in difesa di ogni diritto
E lasciò questo segno sul mondo
un ricordo ai fratelli, il suo sangue agli amici
La memoria che riempie la storia
che rindonda in ogni racconto
il ricordo del suo camminare
Camminare! E impare a contare
Voi perdeste signori del male
perdeste quel giorno sui binari del treno
voi perdeste la faccia, l’onore,
voi toglieste la maschera,
rivelandoci un volto mostruoso
voi spegneste il sorriso del mondo
era solo un ragazzo e sapeva contare
Or lo abbiamo imparato anche noi
la sua voce, il suo cuore
il colore stupendo di un’anima
signori del male non lo avete fermato
perchè non si può fare
perchè voi non potete, fermare un’idea
perchè voi non sapete contrastare un racconto
il racconto di un’uomo, un gigante bambino
un’eroe casuale, era uno di noi
impastato col cuore e col sangue
con sassi e colori, col mare e col vento
con il caldo e la lava.
Con il vino e l’ulivo
era uno di noi…ci ha inseganto a contare
di Marigo Giandiego
La luce dell’Anima chiama al Servizio il Cuore degli Uomini… Ma cosa significa Servizio? E qual è la sua via… se non quella, in definitiva, che vede il sacrificio del dualismo e della separatività?
“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.” ( Mt 5,14–16)
È innanzitutto indispensabile comprendere che noi esseri umani, al pari di ogni altra creatura, non esistiamo “a caso” e non siamo liberi di fare ciò che vogliamo. L’orgoglio illuminista – che è servito a forgiare il nostro ego – ci ha portato a credere di poter dominare la nostra vita senza dover rendere conto di nulla a nessuno. Spazzando via la vecchia credenza nel Dio delle religioni abbiamo però anche abbandonato l’idea che l’Esistenza stessa possa essere pervasa di Intelligenza e stia seguendo un ben determinato Piano. In questa prospettiva l’intera vita di ognuno di noi rappresenterebbe solo una delle innumerevoli tessere dell’inconcepibile mosaico che è il Piano Divino.
Il Piano non può che riguardare il ritorno di ogni essere umano all’Uno. Il nostro allontanamento dalla Fonte è sempre stato illusorio, quindi ciò che il Piano prevede è semplicemente la cessazione dell’illusione della separazione in ognuno di noi. Allora capiremo di essere sempre stati l’Uno e che solo l’Uno esiste. Il nostro beneamato ego è in realtà solo un’appendice, un’escrescenza dell’Uno, destinata a soffrire nel momento in cui perde i contatti con quella Fonte.
La nostra completa realizzazione interiore coincide unicamente con la capacità di comprendere e di adeguarci a tale Piano. Possiamo anche esprimere il nostro libero arbitrio disinteressandoci alla missione che ci è propria, ma, al di fuori del Progetto del Grande Architetto, diventiamo schegge impazzite destinate a vivere soffrendo… e condannate a morire. L’essere umano vive nel patimento fino a quando non scopre cosa è venuto a fare su questo pianeta.
Ognuno di noi ha una sua «croce» da portare. Attraversando le sofferenze insite nella materia, strutturiamo la nostra anima, la tempriamo, la scolpiamo facendone scaturire delle qualità... e in tal modo evolviamo. Questa è la «croce». Al contempo, ci è data la possibilità di identificarci sempre di più con l’anima, assaporare la gioia del Regno dei Cieli e divenire autenticamente immortali.
Oltre a occuparci della nostra personale «croce», dovremmo assumerci la responsabilità di prendere su noi stessi parte del carico del mondo, contribuendo coscientemente, insieme ai nostri simili, alla realizzazione del Piano Divino. Questo si chiama Servizio. Nel Vangelo è scritto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.” (Lc 9,23)
Rinnegare se stessi significa smettere di pensare ai mille problemi legati alla propria personalità egoica. Prendere la propria «croce» significa cessare di lamentarsi e di chiedere aiuto per la soluzione di questi problemi. Quando preghiamo Dio affinché ci aiuti a risolvere le nostre difficoltà con il partner, i soldi, il lavoro… ci stiamo rifiutando di prendere la nostra «croce». La vogliamo mettere sulle spalle di qualcun altro. Sulle Sue spalle.
Sempre nel Vangelo è scritto: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.” (Mt 11,28–30)
Questo è un invito a partecipare al Piano Divino. Chi è affaticato e oppresso dai suoi crucci personali sarà ristorato in seguito alla decisione di dedicarsi interamente – di «sacrificarsi» (= farsi sacro) – a uno scopo superiore, quale può essere il portare aiuto all’umanità prigioniera dell’illusione. L’«eroe» è colui che non concentra più l’attenzione sulla soluzione dei suoi problemi quotidiani. Le difficoltà concernenti il denaro, il lavoro, la famiglia, i desideri personali… passano in secondo piano. Egli si dedica a un obbiettivo più elevato, uno scopo in grado di rapire la sua coscienza in Cielo ed evitare che resti abbagliato – e frenato – dagli affanni materiali.
Il messaggio è: non lamentiamoci per i problemi relativi alla personalità, non mettiamoli al centro della nostra vita, non sprechiamo energie nel pensare ad essi. Dedichiamoci invece con tutta l’anima a servire il Piano Divino, cioè, in altre parole, troviamoci un obbiettivo conforme al risveglio planetario e seguiamolo. Non dobbiamo scoprire già oggi che cosa siamo venuti a fare; ciò che invece è indispensabile facciamo, se vogliamo metterci al Servizio, è entrare in uno stato d’animo di dedizione verso l’umanità, mettendo in secondo piano le nostre paure legate alla sopravvivenza del corpo. E questo sì, possiamo farlo già oggi.
È sufficiente che prendiamo la ferma decisione di consacrarci al benessere degli altri perché il Fuoco inizi a discendere su di noi e a trasformarci. Grazie al Servizio si vive nella gioia, perché se il sacrificio è fatto con il Cuore non produce pesantezza, ma beatitudine.
La consacrazione al Servizio permette a tutte le nostre potenzialità di emergere. Quando i nostri talenti vengono “offerti”, o «sacrificati» (= fatti sacri), essi subiscono una clamorosa fioritura. Uno scrittore che scrive per il bene dell’umanità, anziché per il suo, diventa uno scrittore sempre più raffinato. Un cantante che canta per il bene del pubblico, anziché per il suo, diventa un cantante sempre più armonioso. Quando viviamo per il Servizio ogni giorno possono giungerci intuizioni nuove.
Se prendiamo oggi la risoluta decisione di dedicarci agli altri – perché sentiamo che fra noi e loro non c’è più distanza – con il tempo possiamo comprendere il reale motivo per cui siamo venuti sulla Terra, quale parte del Piano ci spetta… e diveniamo inarrestabili.
Siamo le spade nella roccia che aspettano di venir estratte da Dio.
Ma esiste un significato ancora più elevato e profondo per il termine Servizio. Il sacrificio supremo è il sacrificio dell’ego, cioè il sacrificio di tutto ciò che crediamo di essere. Sto parlando del crollo dell’illusione di essere “qualcuno” di separato dall’Esistenza. Questo arrendersi completo della personalità fa sì che noi diveniamo canali perfetti dell’Uno. A quel punto non c’è più una mente che decide, spera, progetta, soffre… ma solo l’Uno che usa una mente per i suoi scopi. Questo è il Servizio più sublime, il Servizio dove il servitore è morto. Dobbiamo morire anche al desiderio di servire. Allora ogni nostra parola, ogni nostro respiro, sarà Servizio, perché sarà l’Uno stesso a compiere ogni azione attraverso un corpo di carne, non esistendo più un ego che insiste nel prendersi la paternità di tutte le azioni.
Per concludere, non posso evitare di ricordare che già adesso, in questo preciso istante, per quanto ciò possa apparire piuttosto strano, è sempre solo l’Uno che agisce attraverso di noi, poiché l’ego non è qualcosa che prima esiste e poi viene distrutto dai praticanti spirituali… l’ego non c’è mai stato, e non c’è nemmeno in questo momento. Pertanto già adesso, pur senza saperlo, noi siamo a pieno titolo nel Servizio… è solo che non ne abbiamo ancora assunto consapevolezza nella quotidianità.
Salvatore Brizzi
Fonte: officinaalkmemica.altervista.org
tratto da : http://cosmos.netsons.org


Il breve articolo che pubblichiamo inerisce ad un folle progetto volto a controllare i processi mentali. In primo luogo, occorre precisare che, dietro questi programmi, si nascondono delle scellerate attività che sono da tempo perpetrate, sebbene in maniera illegale e surrettizia. Va anche ricordato che questi piani per il mind control si basano per lo più sull'uso di onde elettromagnetiche, tanto invisibili quanto nocive: siamo invischiati in una ragnatela di frequenze generate da apparecchiature elettroniche, elettrodotti, antenne, impianti radar etc. Si noti nell'articolo il riferimento a situazioni che ricordano il film "Minority report", pellicola tratta da un racconto di Philip K. Dick, nonché la venatura transumanista del progetto. Come è ovvio, attraverso la solita ipocrisia, gli sviluppi delle neuroscienze vengono decantati come un modo per combattere malattie, quali il Parkinson e l'Alzheimer. Nulla di più falso! Tuttavia, poiché gli "scienziati" neuropatici non riescono a dissimulare del tutto la loro natura criminale, il professor Blakemore in un lapsus linguae, si lascia sfuggire, nell'ultima riga della sua dichiarazione, una raggelante verità...
Attraversiamo tutti momenti oscuri in cui vorremmo la vita di qualcun altro.
La chiave per illuminare questi momenti difficili è accettarsi e vivere la vita pienamente per com'è; questo è il posto in cui la tua anima ti ha messo.
Oggi comprendi che tutto ciò che sei è parte di un piano perfetto.
La vita che hai è esattamente la vita che necessiti.
Yehuda Berg
The Kabbalah Centre
www.kabbalah.com
Mark: Secondo te, qual è la cosa chiave che un ricercatore nuovo a questi materiali può fare per ottenere quel senso di convinzione, penso che lo chiamerò così, di essere sul sentiero giusto?![]() |
| Fonte: Climatrix |
I precedenti consigli, riconducibili a pratiche con scopi terapeutici, non assicurano alcun tipo di garanzia sul fatto che effettivamente queste terapie, sebbene riportate accuratamente, correttamente e senza contravvenire alla legge, possano sostituire l'intervento di un medico tradizionale.Inoltre, anche se le informazioni presentate fossero da un punto di vista generale corrette, potrebbero non applicarsi ai vostri sintomi. Ancora, persone che presentino gli stessi sintomi molto spesso necessitano cure differenti, per via della complessità di alcuni casi clinici.Le informazioni fornite in questo post (presentate all'interno di un spazio virtuale di aggregazione spontanea e libero confronto e dibattito su differenti materie) sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo, e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, farmacisti, fisioterapisti..etc..).Le nozioni e le eventuali informazioni su procedure mediche, posologie, e/o descrizioni di rimedi naturali o prodotti presenti nel post hanno unicamente un fine illustrativo e non consentono di acquisire la manualità e l'esperienza indispensabili per il loro uso o la loro pratica.La legge italiana obbliga chi osservi persone in stato di rischio di vita a prestare soccorso nei limiti delle proprie capacità, si tenga però presente che manovre errate o inappropriate possono causare in questo caso anche lesioni indirette ma potenzialmente gravi. Di questi esiti infausti risponde categoricamente chi sia eventualmente intervenuto.
FONTE
di Francesco Lamendola
Socrate credeva, ottimisticamente, che tutti gli uomini aspirino al bene e che, se compiono, invece, il male, ciò accade per ignoranza; ma basterebbe illuminarli sul loro errore, per consentirne il ravvedimento.
Sarebbe molto bello, e inoltre molto semplice, se davvero le cose stessero in questo modo; ma, purtroppo, vi sono numerosi indizi che suggeriscono la fallacia di una tale teoria.
La verità è che più si osserva il comportamento degli esseri umani, più si finisce per ammettere che la stragrande maggioranza di essi è formata da dormienti, che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso, e nemmeno dai propri incubi; che vogliono continuare a dormire, a dispetto di tutti, anche se la casa in cui vivono sta prendendo fuoco; che non provano alcuna gratitudine nei confronti di coloro i quali cercano di destarli, ma, ben al contrario, nutrono nei confronti di costoro un odio implacabile, come se fossero i loro peggiori nemici, nel tempo stesso che onorano ed applaudono i malvagi pifferai che favoriscono i loro sonni e il loro sognare.
Per quella piccola minoranza di risvegliati, i quali cominciano a rendersi conto della natura illusoria del mondo in cui viviamo e del carattere risibile, se non addirittura pericoloso, della maggior parte delle cose che suscitano, nei più, compiacimento e desiderio di imitazione, il problema si pone in questi termini: che cosa fare in un contesto di sogno generalizzato, di odio nei confronti della verità, di rancore nei confronti di ogni voce che sia fuori del coro?


Lunedì scorso, verso le 19, mi trovavo su un volo Easyjet da Napoli a Venezia. Avendo avuto la fortuna di trovare posto accanto al finestrino, ho sfruttato l’occasione per osservare con la massima attenzione il cielo durante la porzione in quota del viaggio, allo scopo di valutare l’impatto della pesantissima, criminale attività di aerosol che avevo già notato sin dal giorno prima.
Ciò che ho visto è andato al di là delle mie peggiori aspettative. Ho persino difficoltà a descriverlo. Lassù, complice anche il sole al tramonto, mi sono trovato in un ambiente spettrale, talmente saturo da chissà quali schifezze particolate, che le “nuvole” intorno al velivolo, attraversate dai raggi solari, riflettevano sinistre iridescenze, mentre sopra di noi occasionalmente incrociava qualche tanker intento a dare il suo contributo personale a quello scempio. Una delle cose che mi ha maggiormente colpito è la scarsa visibilità, dovuta a questa innaturale foschia che ormai pare diventata la norma, in cielo e a terra. Per tutto il viaggio mi sono domandato che cosa mai sarebbe saltato fuori da un’eventuale analisi di campioni di quella atmosfera. Davvero nulla di buono, di questo sono assolutamente certo.
C’è un disegno che illustra magnificamente la situazione. Il testo recita più o meno: “accomodatevi pure, tanto lo fanno tutti.”
