venerdì 26 ottobre 2012

VELENI IN FRUTTA E VERDURA


da SU LA TESTA!
di Gianni Lannes



Terra drogata dalla chimica. Non bastavano gli organismi geneticamente modificati esaltati dal primo ministro golpista Mario Monti che osteggia sul piano istituzionale l’agricoltura biologica a chilometro zero. Anche l’Unione europea, o meglio la Commissione europea del ramo ha emanato il 21 settembre 2012 il regolamento UE numero 899. Le nuove regole dettate esclusivamente da interessi finanziari , ma non certo da riscontri scientifici, modificano gli allegati II e III del regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente i livelli massimi di residui di acefato, alacloro, anilazina, azociclotin, benfuracarb, butilato, captafol, carbaril, carbofuran, carbosulfan, clorfenapir, clortal-dimetile, clortiamid, ciesatin, diazinon, diclobenil, dicofol, dimetipin, diniconazolo, disulfoton, fenitrotion, flufenzin, furatiocarb, esaconazolo, lactofen, mepronil, metamidofos, metoprene, monocrotofos, monuron, ossicarbossina, ossidemeton-metile, paration metile, forate, fosalone, procimidone, profenofos, propaclor, quinclorac, quintozene, tolilfluanide, triclorfon, tridemorf e trifluralin in o su determinati prodotti e che modifica tale regolamento definendo l’allegato V, che elenca i valori predefiniti. In Italia l’ortofrutta - oltre alle vitamine in percentuale sempre più scarsa - contiene fitofarmaci.


Il primo allarme lanciato mezzo secolo fa da Rachel Carson con il suo memorabile libro Primavera silenziosa, almeno nel Belpaese è rimasto inascoltato. La famosa biologa nordamericana aveva segnalato i danni all’ambiente e alla salute provocati dall’uso del Ddt e degli altri pesticidi. Un ampio arco temporale che non è bastato ad affermare le ragioni di un’agricoltura meno schiava della chimica e più amica dell’essere umano. Tant’è che la banca del seme che ha sede a Bari è in via di disfacimento.


Clorotalonil 50 sc.


Avvelenamento a norma di legge - I controlli sul campo sono attualmente inesistenti, o meglio inconsistenti. Se poniamo lo sguardo allo Stivale siamo il Paese che consuma più pesticidi in Europa (quasi di 200 mila tonnellate all’anno). Nella penisola l’impiego fitofarmaci ha superato da un decennio i livelli di guardia. I risultati negativi sono confermati dalle analisi eseguite su migliaia di campioni di frutta e verdura. I dati  provengono a seconda dei casi dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, dai laboratori di igiene e profilassi e dalle aziende sanitarie locali. Il ministero della Salute e l’Istituto superiore della sanità, tuttavia, non hanno adottato alcun provvedimento cautelativo per proteggere la popolazione italiana. Sono circa una settantina i pesticidi ammessi all’impiego in Italia sospettati di provocare cancro, mutazioni al Dna e malformazioni al feto e danni alla fertilità. Circa il 60 per cento dei residui riscontrati sono considerati sospetti cancerogeni dalla letteratura scientifica internazionale e questo può provocare, soprattutto nei soggetti più deboli ed esposti, i bambini, cancro nell’arco della vita media di un individuo.

Mele, pere, uva e fragole sono i frutti più contaminati in assoluto che arrivano sulle tavole tricolori. Non sono però fuorilegge perché, ricorrendo ad un escamotage suggerito dai produttori, chi li coltiva li inzeppa di una variegata miscela di veleni diversi, dosati in quantità tali da non superare il limite fissato singolarmente per ognuno di essi. Quale sia l’effetto sanitario finale sui consumatori di questa nefasta sinergia nessuno lo sa, perché i cocktails di pesticidi sono ancora poco studiati.  La pericolosità sanitaria dei pesticidi è nota a livello biologico: ai rischi di cancerogenesi e tossicità si è aggiunto negli ultimi anni l’allarme lanciato dagli andrologi, secondo i quali l’assunzione di queste molecole ha effetti negativi anche sulla fertilità.

La normativa in vigore non garantisce i consumatori. Tra i numerosi residui che si ritrovano più di frequente, molti sono di fitofarmaci il cui uso è concesso in Italia, ma che rientrano nella lista di sospetti cancerogeni: insetticidi come il Dicofol o il Parathion, anticrittogamici come il Captano o il Clorotalonil, diserbanti come il Linuron, tutte sostanze che andrebbero subito messe al bando e che invece continuano ad essere commercializzate, usate e a terminare sulle nostre tavole e nei nostri organismi. Senza contare che in moltissimi casi uno stesso campione di frutta e verdura contiene più di un sostanzioso residuo: altro possibile motivo d’allarme vista l’incertezza sui possibili effetti combinati delle miscele di pesticidi. In effetti, numerosi studi condotti sia in Italia che all’estero attestano la pericolosità per la salute di molti pesticidi tuttora in uso. Tra i soggetti particolarmente esposti, ci sono i bambini. Una ricerca realizzata negli Stati Uniti d’America dal Natural Resources Defense Council ha stimato per esempio che «ogni anno tra 5.500 e 6.200 persone negli Usa si ammalano di cancro a causa dell’esposizione nei primi anni di vita ai fitofarmaci». Non a caso, niente più pesticidi nella catena organofosfati poiché danneggiano la salute dei bambini. Lo ha deciso con un decreto nel 1999 l’Environment Protection Agency (Agenzia di Protezione ambientale), un organismo federale del Congresso Usa. I pesticidi sotto accusa sono due: Methyl Paration e Azinphos Methil, abbondantemente usati su frutta e verdura. In Italia si spargono soprattutto sulle mele. Il provvedimento è stato adottato negli States a stelle e strisce perché i pesticidi sono sostanze chimiche tossiche. L’abominio è che una quantità minima di residui viene giudicata dalle autorità di governo tollerabile (si fa un calcolo approssimativo rispetto al peso corporeo). Secondo gli studi nordamericani questa famigerata “quantità tollerabile” lo è per gli adulti, ma non per i bimbi sotto i diedi anni che hanno ancora l’organismo indifeso e peso corporeo inferiore a quello degli adulti. Lo studio dell’Epa che ha testato 40 organofosfati si è basato su esperimenti con galline e ratti. Un residuo superiore alla tollerabilità ad una lunga esposizione, ha provocato danni sugli animali come l’inibizione delle colinesterasi (una delle proteine del plasma sanguigno), oltre ad effetti sulla vista e su altre funzioni cognitive, dalla memoria ad anomalie comportamentali. Effetti nocivi di  vario tipo, interruzioni di gravidanza e danni al feto, decremento di peso sono stati notati comunque con l’uso di tutti i 40 organofosfati. I due pesticidi di cui è stato bandito l’uso negli Usa 13 anni fa, vengono ancora largamente commercializzati in Italia. Gli organofosfati più comunemente utilizzati sono: Parathion,  Malathion, Metil parathion,  Chlorpyrifos,  Diazinon, Dichlorvos, Phosmet, Tetrachlorvinphos,  Azinphos metile.

Un’agricoltura  come quella italiana se vuole sopravvivere deve puntare esclusivamente sulla qualità biologica dei frutti della terra.  Per un’agricoltura come la nostra che fonda la sua ricchezza e capacità competitiva sulla genuinità del grande patrimonio di produzioni tipiche locali, ridurre l’uso di fertilizzanti chimici e di pesticidi, così come impedire una diffusione indiscriminata delle biotecnologie (OGM), sono obiettivi non solo doverosi per proteggere l’ambiente e la salute delle persone, ma fondamentali anche in una logica squisitamente economica.

Daconil Liquido 31/3/08

LINURON FL

Fichas Internacionales de Seguridad Química


REGOLAMENTO (UE) N. 899/2012 DELLA COMMISSIONE 
del 21 settembre 2012

4 commenti:

  1. Pochi sanno che per i dirigenti della Monsanto è riservata una mensa biologica. Loro hanno ben presente il quantitativo di veleni con cui invadono il mondo!!!
    ...della serie non sappia la mano destra quello che fa la sinistra.
    Un abbraccio

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    1. Ironia della sorte, beffa senza pari è un po' come il benpensante che giudica e condanna nella pubblica piazza, ma ritiene, per sè, sia giusto modificare quella stessa regola o legge che sarebbe disposto ad applicare inflessibilmente ad altri. I veleni li mangino pure i poveri, la massa, altri da loro, per i ricchi per i padroni del vapore, selezionati cibi biologici. Si ruhevoll sanno benissimo quello che fanno.
      Un abbraccio...Namastè

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  2. Post interessantissimo per una come me che cerca di acquistare biologico ma che alle volte è anche difficile da reperire!!
    Una delle prime cose che farò nella nuova casa sarà quella di coltivare un orticello!!!

    Ti seguo

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    1. Innanzi tutto benvenuta Michela... e poi hai ragione, è vero purtroppo, a volte è complicato reperire prodotti biologici che hanno prezzi incomprensibilmente alti anche quando siano "venduti "direttamente" dal produttore al consumatore. L'auto produzione è la strada maestra per una decrescita felice e per rilanciare una cultura della compatibilità e di corretto rapporto con la Madre Terra.
      Grazie per l'adesione...un abbraccio
      Namastè

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