mercoledì 13 giugno 2012

Panico: se salta Atene, chiudono i bancomat in tutt’Europa

da LIBRE

Stop ai bancomat di tutta Europa e persino controlli speciali alle frontiere, se la Grecia dovesse “ripudiare” il debito e uscire dall’euro: le autorità centrali di Bruxelles pensano a una procedura d’emergenza di fronte a un possibile “worst case scenario”. «Non succede, ma se succede sono pronti», scrive “La Stampa”. In realtà, l’Unione Europea è convinta che esista una via d’uscita – e cioè l’ammorbidimento della stretta creditizia su Atene – ma intanto non può fare a meno di ragionare sull’ipotesi dell’uscita traumatica della Grecia da un’Eurozona sempre più traballante: cento miliardi per tamponare l’emorragia delle banche spagnole e «tre mesi di tempo» per interventi risolutivi salva-euro, come ha confermato alla “Cnn” la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, facendo eco al super-finanziere George Soros.


Il “pericolo” si chiama Atene: la paura degli eurocrati è che la Grecia possa cambiare la propria leadership politica, rompere i patti e dire addio a Bruxelles. «Fra le misure allo studio – scrive Marco Zatterin sul quotidiano torinese – anche la limitazione d’imperio del prelievi ai bancomat, la reimposizione dei controlli di frontiera e un ritorno alla piena e stretta vigilanza sui movimenti di capitale all’interno dell’Eurozona. Tutto per evitare contagio, panico e ulteriore crisi». Il timore è nelle urne dei greci: se la coalizione della sinistra radicale, “Syriza”, dovesse affermarsi alle elezioni del 17 giugno, esiste una possibilità (remota) che il nuovo governo faccia saltare il tavolo. Alexis Tsipras, il capo del raggruppamento, l’ha minacciato con decisione sino a qualche settimana fa, anche se ora «la sua retorica s’è fatta più conciliante».

Resta però la richiesta di “ammorbidimento” delle misure imposte da Bruxelles in cambio del “salvataggio” miliardario di un paese traviato dall’élite finanziaria mondiale – Goldman Sachs in primis – che incoraggiò Atene a indebitarsi fino al collo per sostenere i costi delle Olimpiadi 2004. L’Europa che ieri si guardò bene dal vigilare, oggi pretende la linea dura a tutti i costi e nega che sul “rigore” si possa trattare. Se quello greco è un caso-limite, il problema investe tutta l’Europa del Sud: la rigidità del sistema-euro frena le esportazioni e produce recessione, mentre le politiche di austerity promosse da Bruxelles, col loro crescente aggravio fiscale, non fanno che peggiorare la spirale della deflazione. Di qui le “scommesse” sulla durata dell’euro, così come attualmente impostato: con gli Stati ridotti all’impotenza finanziaria, mortificati nella capacità di spesa sociale (a scapito dei cittadini) e costretti a ricorrere ai mercati privati di capitali per prendere in prestito la moneta, a caro prezzo.

Se la situazione è più che mai instabile, e a Bruxelles c’è chi punta su uno “sconto” per la Grecia paragonabile all’anno in più concesso per il risanamento della Spagna, al tempo stesso l’Unione Europea lavora al piano-B, come rivela l’agenzia “Reuters”: il programma d’emergenza è sviluppato in seno al comitato di lavoro dell’Eurogruppo, compagine formata dalle seconde linee politiche dei ministeri delle finanze. Le opzioni sono state già discusse nel dettaglio: secondo il ministro dell’economia belga, Steven Vanackere, «fa parte del compito dei governi quello di essere pronti per ogni evenienza». Ed ecco lo schema: se la Grecia dovesse uscire dall’Eurozona, la Bce si troverebbe immediatamente costretta a interrompere i finanziamenti sul mercato della liquidità. Nel giro di una notte il sistema bancario fallirebbe, e con esso le imprese. Conseguenza scontata: la corsa dei correntisti alle filiali per recuperare il proprio denaro, spiega sempre Zatterin sulla “Stampa”.

E’ per questo, continua il giornale, che si è pensato di intervenire sulla liquidità disponibile agli sportelli automatici e sulla circolazione dei capitali, cosa che potrebbe essere estesa anche alle persone, dunque con vincoli per i patti di Schengen. Obiettivo: «Rendere impossibile un “impazzimento” dei denari e una diffusione rapida del malessere oltre il confine greco». Persino la Svizzera si è detta pronta ad introdurre nuove misure di controllo sui capitali. «Le fonti – aggiunge Zatterin – sottolineano che si tratta di opzioni teoriche per le quali non è nemmeno chiaro se esista la base legale». Problema numero uno: «L’Unione monetaria è un matrimonio che non prevede divorzio. Da questo deriva che se la Grecia, o un altro paese, pensassero di lasciare il club, la procedura andrebbe inventata». Il panico è davvero dietro l’angolo.

15 commenti:

  1. Risposte
    1. Anche a me vien da ridere ti dirò! :)
      Namastè

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  2. ... ma magri!!! Ma sai quanto me la rido sotto i baffi proprio io che con le banche ho tagliato da anni ...

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    1. Anche io mi sono liberata dalle banche da tempo ormai e me la rido e neanche troppo "sotto i baffi" ma grasse risate....
      Quando consigliavo di chiudere i conti mi ridevano in faccia beh, ora tocca a me.
      Ub abbraccio Dioniso
      Namastè

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    2. Scusate la mia ignoranza, ma come avete fatto a chiudere con le banche? Come ci si riesce? La mia domanda non vuole essere
      provocatoria, io vorrei solo conoscere le strade alternative.
      Grazie
      Loretta

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    3. Rosa (e Dioniso), c'è un post dove spieghi come liberarsi dalle banche, se possibile farlo con qualsiasi lavoro etc.?
      Grazie, ciao!
      Namasté

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    4. Difficile rispondervi. Per me è stato facile, perchè il mio è un caso limite, faccio parte della categoria degli impoveriti (a seguito del fallimento della nostra impresa familiare) le banche mi hanno già levato tutto quel che potevano ed ora non hanno grandissimo piacere nell'avere relazioni con me (nè io con loro) Agisco, per quel poco, unicamente per contanti, ed essendo super-precaria mi faccio pagare ad ore. Il miserrimo assegno di invalidità civile che percepisce mio marito (ben 250 euro) viene appoggiato su di un libretto di risparmio postale che viene immediatamente svuotato e dunque rimane "in attivo" lo spazio di qualche ora.
      Non sono esperta di strategie finanziarie e non posso certo consigliarvi come agire, ma sarebbe però, buona norma non accumulare in banca, rinunciare agli automatismi e alle facilities, farsi per esempio la propria fila in posta, rinunciando alle domiciliazioni, evitare i rid...rinunciare alle carte elettroniche, rifiutare la logica che vorrebbe la scomparsa dei contanti a favore del danaro elettronico...lo so non sarà comodo, ma la strada della "comodità" porta al controllo totale ed assoluto.
      Buona giornata a voi.
      Namastè

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  3. I miei pochi risparmi di una vita sono in banca.

    Che fare?

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    1. Anche qui vale la risposta che ho dato sopra e cioè che non sono un'esperta, anzi...
      Posso solo aggiungere che esistono, credo, soluzioni per la gestione dei risparmi come Banca Etica che danno garanzie di moralità e che potrebbero essere valutate...anche se, sempre di banca si tratta :(
      Un abbraccio.
      Namastè

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  4. Risposte
    1. Ma figurati Gianna...di nulla!
      Namastè

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  5. Il mondo senza denaro sarebbe libero ... non è una coincidenza che nelle monete vi siano i LORO simboli ... il denaro è un vero è proprio incantesimo:
    per poco più di mille euro al mese siamo contenti di essere schiavi ... per un pò di più "vendiamo" l'anima.
    Nemmeno le religioni riescono più ad ottenere tanto, anzi penso che alla fine sia un forma di religione ai più sconosciuta chiamata materialismo (forse c'è di mezzo anche lo zampino del "dio" del commercio).
    Buonanotte Rosa.
    Namastè

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    1. Certo...il danaro è davvero la causa di tutti mali, ma Il sistema sta facendo di tutto perché questa sua crisi, non incida profondamente sui suoi falsi valori, mettere in discussione l'Euro, far saltare le banche, non significa "annullare il danaro".
      Sono d'accordo con tutto quello che hai detto parola per parola, esiste però, una differenza sostanziale fra il cambiamento che vorremmo ed il ritorno al Medio Evo.
      Una buonissima giornata a te :)
      Namastè

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    2. Ciao Rosa sono d'accordo con te, anche se forse il medio evo (identificato con ingoranza ed oscurità) non è mai finito.
      Però, se guardiamo il medio evo italiano, dove la mancanza di un forte potere centrale ha permesso lo svilluparsi delle città e dei loro territori pur con tutti i soliti difetti (pochi comandano gli altri schiavi)ma con bellissime differenze, non è poi tutto negativo un ritorno a quella "delocalizazione" piuttosto del NWO .... ovviamente il "ritorno" migliore sarebbe quello verso le società gilaniche ma ciò, visto che la gente si divide solo per una squadra di calcio, è pura utopia.
      Come ripeti spesso: senza un cambiamento interiore non ci può essere nessun cambiamento esteriore ... le guerre che ci sono fuori corrispondono alla guerra che c'è dentro ognuno di noi tra il nostro ego individualista e l'anima universale ... è la resisetnza che ognuno di noi pone al desiderio dell'anima di tornare all'uno (uni-verso).
      Namastè

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    3. Certamente sì, un ritorno, pur necessario, però può essere felice o traumatico, scelto o procurato ed è, ovviamente, diverso. Il Medio Evo è un periodo di transizione, un passaggio obbligato per il caos. Esso è rischioso sia per il dominato che per il dominatore ed è per questo che il potere pone tanta attenzione al controllo...sa che esiste la possibilità che il cambiamento gli sfugga di mano e fa di tutto per evitarla, costi quel che costi.
      Siamo noi che non comprendiamo quale opportuità stiamo attraversando e lasciamo loro tutto il gioco, regole, mazzo e distribuzione delle carte.
      Buon pomeriggio.
      Namastè

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