venerdì 11 marzo 2011

Lasciarsi andare...Osho

Il lasciarsi andare è una comprensione profonda del fenomeno che siamo parte di un’unica esistenza. 

Non possiamo permetterci di avere un ego separato; siamo tutt’uno con il Tutto. Ed esso è vasto, immenso.

La tua comprensione ti aiuterà ad andare con il Tutto, dovunque vada.  

Non hai una meta separata dal Tutto e il Tutto non ha una meta. Non sta andando da nessuna parte.

La comprensione del lasciarsi andare ti aiuta a essere semplicemente qui, senza mete, senza nemmeno pensare ad ottenere qualcosa, senza conflitti o lotte, sapendo che lottare con te stesso è stupido.

Corea del Nord: fame, violenza e abusi contro i diritti umani

tratto da: HumanitaUomo

a cura del Parlamento Europeo

 Shin Dong-Hyuk, oppositore del regime, mostra 
le ferite che si è procurato fuggendo al campo N.14,
dove è stato imprigionato per 24 anni. 
E' l'autore di un libro che racconta la sua vita nel campo. 
©BELGA_AFP PHOTO_JUNG YEON-JE
La Corea del nord assurge agli onori della cronaca internazionale solo quando minaccia nuovi test nucleari. Ma la situazione dei 23 milioni di cittadini che subiscono abusi e violenze dal regime di Pyongyang preoccupa i deputati europei, che settimana scorsa hanno discusso con alcuni esperti le possibili misure internazionali, sulla base della recente risoluzione del Consiglio per i diritti umani dell'ONU.

"La questione nucleare domina spesso il dibattito e tendiamo a sacrificare i diritti umani, il che è fondamentalmente sbagliato", dice Ana Gomes, socialista, portoghese, durante l'audizione organizzata settimana scorsa dalla sotto-commissione per i diritti umani del Parlamento per analizzare il report del prof. Vitit Muntarbhorn, adottato dal Consiglio per i Diritti umani dell'ONU il 25 maggio.
All'incontro ha partecipato anche l'inviato speciale USA per la Corea del Nord Robert R. King, che ha definito il regime di Pyongyang "uno dei peggiori al mondo" in termini di abusi contro i diritti umani.
"Se dici una parola sbagliata sei finito"
E' difficile avere notizie precise su cosa accade nel paese, a causa della quasi inacessibilità agli stranieri. Ma i racconti dei rifugiati offrono uno spaccato dell'orrore quotidiano: lavori forzati, repressione politica e religiosa, traffico di esseri umani, torture, stupri, assassinii...

Usa, nostalgia del gold standard

Enrico Piovesana
Lo Utah riconosce corso legale a monete d'oro e argento. Altri dodici Stati pronti a seguire l'esempio, ispirato dall'ala libertaria del Tea Party.

Il parlamento statale dello Utah ha quasi definitivamente approvato (manca solo il terzo voto al Senato) una legge che riconosce corso legale alle monete d'oro e argento coniate a livello federale (anche per il pagamento delle tasse statali) in vista dell'adozione di una valuta statale alternativa al dollaro, non sostitutiva, sempre in monete d'oro e argento (la Costituzione Usa vieta di battere moneta ai singoli Stati).
Una misura che nelle intenzioni dei suoi propositori - repubblicani legati all'ala libertaria del Tea Party, quella che fa riferimento a Ron Paul - vuole innanzitutto preservare il potere d'acquisto dei cittadini, minacciato dalla continua svalutazione dei dollari stampati a getto continuo dalla Federal Reserve .''Da quando è stata creata la Fed nel 1913, il dollaro ha perso il 90 per cento del suo valore - recita il Sound Money Act - mentre i metalli preziosi hanno mantenuto il loro potere d'acquisto''.

giovedì 10 marzo 2011

Romania, arrestati due italiani per traffico di minori

 
Bloccati mentre cercavano di portare fuori dal Paese un bambino partorito da una donna rumena, con la quale si erano precedentemente accordati.
 

Due italiani, un uomo e una donna, sono stati arrestati in Romania per traffico di minori, dopo essere stati bloccati dai procuratori della Diicot (Direzione delle indagini sulla criminalità organizzata e il terrorismo) di Bacau, nella parte nordorientale del Paese. Lo riferisce l'agenzia Mediafax.
Giovanni Sparagna e Sandra Candelaria Garnero, 57 anni lui e 45 lei, si erano accordati con una donna incinta, Adelina Mihai, per registrare il bambino a loro nome al momento del parto, così da poterlo facilmente condurre in Italia. I due avevano preventivamente falsificato il documento d'identità di Sandra Candelaria Garnero, applicandovi la foto di Adelina Mihai. Quest'ultima si era poi ricoverata per partorire in una clinica privata di Bacau, registrandosi con i dati della donna italiana. Dopo il parto, il bambino era stato consegnato a Sparagna e alla Garnero.
I due sono stati bloccati a Brasov mentre cercavano di uscire dalla Romania con il neonato, e sono stati arrestati preventivamente per ventinove giorni. Sono accusati di traffico di minori, falso in atto pubblico e falso sull'identità.

http://it.peacereporter.net/articolo/27342/Romania%2C+arrestati+due+italiani+per+traffico+di+minori

Scie chimiche: E' possibile chiudere l'incubo pacificamente?

traduzione a cura di Dakota Jones

In una lunghissima esposizione, la Dr.ssa Ilya Sandra Perlingieri, descrive le nefaste conseguenze delle scie chimiche. Poi, lancia un invito ad "organizzarsi pacificamente" per mettere fine all'incubo. Ma è davvero possibile?

Io resto pessimista perchè troppe persone, per ignoranza o per cattiva fede, si sono vendute alla folle, anti-scientifica idea del Nuovo Ordine Mondiale- un solo mondo, un solo governo - e tanti saluti alla diversità. Si sono venduti alle elites che propagandano la falsa teoria del Riscaldamento Globale da CO2 e, mentre si dichiarano ambientalisti,  restano in silenzio di fronte alle mille conferenze che si stanno tenendo sulla perversa "geoingegneria", in tutto il mondo.
Dichiarano che la bomba demografica sta per scoppiare e veicolano le idee del consigliere di Obama per scienza e tecnologia, John Holdren, noto per essere un neo-malthusiano e per la sua formula per calcolare l'impatto di più fattori sull'ambiente.

Questa formula I = P x A x T - dove I sta per environmental Impact e rappresenta l'Impatto ambientale, P sta per Population e si riferisce all'ammontare della popolazione umana, A sta per Affluence=ricchezza e si riferisce al livello di consumo della popolazione, e T sta per Technology e si riferisce ai processi usati (tecnologia) per ottenere risorse e trasformarle in beni utili e rifiuti -  descrive il contributo di popolazione, ricchezza e tecnologia al degrado ambientale.

Nel mare tra Italia, Spagna e Francia una concentrazione di plastica

da Dazebao
di  Alice Scialoja

Legambiente insieme a Arpa Toscana e Arpa Emilia Romagna presenta il dossier.
“L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino”. In un’ora nell’arcipelago toscano raccolti 4 kg di rifiuti, di cui il 73% in materiale plastico 

Nel mare tra Italia, Spagna e Francia c’è una concentrazione di plastica che supera quella del cosiddetto “continente spazzatura” presente nell’Oceano Atlantico. È questo uno dei dati del rapporto “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna su richiesta di Legambiente. A presentarlo questa mattina in Senato erano presenti Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, Francesco Ferrante, senatore del Partito Democratico e Fabrizio Serena, responsabile area mare di Arpat.

Il rapporto, che sintetizza i principali studi scientifici sull’inquinamento da plastica in mare, potrà essere un utile contributo per il Ministero dell’Ambiente che dovrà rispondere alla richiesta di chiarimenti della Commissione europea sul bando italiano degli shopper. Sono queste, infatti, le motivazioni di carattere ambientale che possono consentire all’Italia di giustificare ogni ipotesi di violazione della Direttiva europea sugli imballaggi.

Il Guatemala deve fermare le uccisioni delle donne

Foto: Trentinosolidarieta

Amnesty International ha sollecitato le autorità del Guatemala ad agire per porre fine all'alto numero di uccisioni di donne e per portare di fronte alla giustizia i responsabili.
Secondo i dati ufficiali, solo nel 2010 sono state assassinate 685 donne, in una cultura dell'impunità derivante dal conflitto interno del periodo 1960-1996 che produsse centinaia di migliaia di violazioni dei diritti umani rimaste senza responsabili.
"Le donne in Guatemala muoiono perché lo stato non le protegge. L'alto livello di violenza e la mancanza di volontà politica, insieme alla pregressa impunità, fanno sì che le autorità sono incapaci di punire i responsabili o semplicemente se ne disinteressano. Il risultato è che i responsabili sanno che le loro azioni resteranno senza conseguenze. Questa cultura di violenza e impunità deve finire, i diritti umani delle donne devono essere rispettati e protetti" - ha dichiarato Sebastian Elgueta, ricercatore sul Guatemala di Amnesty International, che ha aggiunto: "Approvare leggi non basta. Il governo deve avviare indagini efficaci sulle uccisioni, migliorare la formazione delle forze di polizia e garantire che le inchieste producano risultati concreti".

Salvate il soldato Manning

Enrico Piovesana
 
Negli Usa non si punisce chi commette crimini di guerra, ma chi li denuncia: il giovane militare che passò i video iracheni a WikiLeaks è sottoposto a isolamento, divieto di esercizio fisico e ora anche obbligato a stare completamente nudo in cella.
 
Mentre la star Julian Assange, in attesa di conoscere l'esito del suo ricorso contro l'estradizione in Svezia, si gode i suoi dorati arresti domiciliari nella lussuosa villa di campagna di Ellingham Hall nel Norfolk, scrivendo la sua biografia da un milione e mezzo di dollari e ricevendo inviti a parlare all'università di Cambridge, il soldato ventitreenne Bradley Manning, cui Mr.WikiLeaks deve gran parte della sua fama, marcisce da sette mesi in una prigione militare americana (nella caserma dei Marines di Quantico, in Virginia) dov'è sottoposto a trattamenti inumani e degradanti al limite della tortura.
Il giovane militare originario dell'Oklahoma, che per denunciare i crimini di guerra americani cui era stato testimone in Iraq decise di passare a WikiLeaks il famoso filmato dell'elicottero Usa che sparava su civili e giornalisti a Baghdad (poi pubblicato con il titolo 'Collateral Murder'), è stato accusato di tradimento ('aiuto al nemico') e sottoposto a uno speciale regime detentivo: isolamento per 23 ore su 24 in una cella senza finestre, divieto di svolgere esercizio fisico e da alcuni giorni anche obbligo di dormire completamente nudo e di presentarsi così all'ispezione mattutina.

mercoledì 9 marzo 2011

Sardegna, Quirra: quel poligono è come una centrale nucleare

Quirra, scienziato conferma dati della Asl: “Il Poligono è una centrale nucleare”. Mauro Cristaldi è impegnato nel comitato “Scienziati contro la guerra” e studia da anni i poligoni sardi e l’alta incidenza dei tumori.
Le guerre simulate possono aver creato nel tempo danni alla salute di chi abita e lavora a Quirra?
«Le cosiddette guerre simulate sono esercitazioni militari vere e proprie in cui vengono testate le armi da usare nelle missioni Nato».
Allora sono guerre dove mancano soltanto i morti?
«No, ci sono anche i morti. Arrivano dopo qualche anno, tumori e leucemie, per l’inquinamento causato dai test».
Mauro Cristaldi, docente di Anatomia comparata nell’Università La Sapienza di Roma, segue da anni il caso dei poligoni sardi, dell’alta incidenza dei tumori denunciata dai pacifisti e confermata di recente da due veterinari delle Asl. Per interesse professionale, certo, ma soprattutto perché da anni ha aderito al movimento internazionale “Scienziate e scienziati contro la guerra”.
Nei giorni scorsi Cristaldi ha potuto esaminare la relazione dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari che, dopo un controllo ovile per ovile, ha certificato la presenza di dieci allevatori malati di tumore sui 18 che lavorano entro un raggio di 2,7 chilometri dalla base e di agnelli nati con sei zampe, senza naso e bocca, sventrati. «Ottimo lavoro, con un solo neo: non è stato indicato il tipo di tumore». E arriva a fornire un parere inquietante: «Avevo riscontrato le stesse malformazioni genetiche negli animali attorno a Garigliano, nella zona della centrale nucleare poi dismessa, qualche tempo dopo alcuni guasti agli impianti».

(PAOLO CARTA, Unionesarda)
tratto da: 9online.it

Diritti, l'Europarlamento approva risoluzione per l'integrazione dei rom

 
Il testo introduce degli standard minimi obbligatori per tutti gli stati membri. Previste sanzioni per i governi che non li rispettano.

Il Parlamento europeo ha approvato quasi all'unanimità una risoluzione che si inserisce nella "Strategia europea per l'inclusione dei rom": a tutti gli stati membri vengono imposti degli standard minimi per favorire l'integrazione - sociale, economica e culturale - della minoranza etnica più numerosa d'Europa (dieci milioni di persone). Già sul piede di guerra la lega Nord, che ha votato contro e parla di stravolgimento delle autonomie nazionali.
Approvata con 576 voti favorevoli (a fronte di 32 contrari e 60 astenuti), la risoluzione prevede per i singoli governi una serie di obblighi: fornire ai rom lavoro e alloggi, favorirne l'accesso alla Pubblica amministrazione e garantire l'istruzione ai bambini (anche grazie all'ausilio di insegnanti di lingua rom). Gli stati saranno inoltre tenuti a utilizzare meglio i fondi a disposizione, e verranno sottoposti a sanzioni se non rispetteranno gli standard in questione.
Nel testo dell'Europarlamento si denuncia la discriminazione sistematica di cui soffre la minoranza rom, emarginata e spesso vittima di gravi violazioni dei diritti umani. Si punta il dito anche contro le "discutibili operazioni di rimpatrio", che hanno alimentato un clima di razzismo e di paura. Il dibattito politico sui rom, infatti, è tornato di grande attualità proprio per le politiche di espulsione promosse da Nicolas Sarkozy nell'autunno scorso.

http://it.peacereporter.net/articolo/27320/Diritti%2C+l%27Europarlamento+approva+risoluzione+per+l%27integrazione+dei+rom

Tso e repressione: c'è una proposta di legge

tratto da: TerraNuova
 
Riaprire i manicomi dopo l'esperienza della legge Basaglia, invidiataci da tanti Paesi? C'è una proposta di legge in discussione nel comitato ristretto della Commissione Affari Sociali della Camera che, se fosse approvata ci riporterebbe al passato.


È in gioco la salute di molti cittadini: le nuove disposizioni concernenti l'assistenza psichiatrica, in materia di trattamenti sanitari obbligatori (Tso) per "malattia mentale", prevedono un'ospedalizzazione, anche coatta, di 6 mesi rinnovabili con la quale, in linea teorica, si può trattenere il degente in una struttura accreditata anche per tutta la vita. Torna dunque centrale il problema della privazione della libertà degli individui. Il testo della proposta, contraddistinta dal cognome dell'onorevole anconetano Carlo Ciccioli, è stato scritto vagliandone altre 8. Una di queste, la 3038/2009, è maturata sotto le Torri: il suo proponente è il deputato bolognese del Pdl Fabio Garagnani. Le novità più considerevoli della proposta, che intende riformare la legge 180, riguardano la durata del provvedimento che verrebbe portata a 6 mesi, rinnovabili a ogni scadenza di ulteriori 6 mesi, anche contro il consenso del ricoverato. Il Tso che ora "non viene rinnovato per più di 3 volte", come dichiara Angelo Fioritti, direttore del dipartimento di salute mentale di Bologna, prenderebbe così a chiamarsi Tsnep (trattamento sanitario necessario extraospedaliero prolungato).

Uccise, suicide o stuprate per uno sguardo

tratto da: Giornalettismo
Luca Scialò

La storia di Rehana Yasmin, portata via con l’inganno e poi stuprata in Pakistan

 Rehana Yasmin è una studentessa pakistana di 19 anni che abita nel quartiere centrale di Rajanpur. Lo scorso anno, in un giorno caldo d’estate come tanti, sono giunte a casa sua tre donne che l’hanno invitata a seguirla perché le avrebbero dato cibo e assistenza in occasione dei ripetuti diluvi che hanno flagellato il Paese. E invece
LA BRUTALE SORPRESA – “Ma mi hanno portata in un’altra casa lontano da casa mia, e mi hanno lasciata con due figli di una di loro”, racconta in lacrime Yasmin. Luomo l’ha costretta a firmare documenti di matrimonio sotto minaccia di armi e poi l’ha violentata due volte, dicendole che era una vendetta per il padre, il quale era appena stato nominato membro del Comitato di soccorso del suo paese. Poi le hanno detto: “se non è in grado di proteggere te, figuriamoci il villaggio. In Pakistan, soprattutto nelle zone rurali, le donne sono spesso utilizzate come oggetto di rivalsa nelle dispute tra uomini.

martedì 8 marzo 2011

Costa d'Avorio, almeno 450mila i cittadini costretti a fuggire dalla guerra civile

 
I dati confermati dall'Unhcr.

Scontri e insicurezza hanno costretto almeno 450mila persone ad abbandonare le proprie case e a fuggire nei paesi vicini. Solo in Liberia sarebbero già oltre 75mila i cittadini ivoriani che avrebbero trovato rifugio.
Fra le duecento e le trecentomila persone sarebbero sfollate nella capitale Abidjan, e almeno altre centomila sarebbero riuscite a raggiungere aree a ovest della capitale. Intanto la guerra civile va avanti. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha confermato i dati e aggiunto che "Ad Abidjan migliaia di persone si sono rifugiate in centri comunitari dove le condizioni di vita non sono adeguate. Nell'ovest del paese l'accesso degli aiuti umanitari è gravemente ostacolato dall'insicurezza. Di conseguenza migliaia di persone sono praticamente senza aiuti" ha detto Adrian Edwards, portavoce Unhcr.

Donne da Nobel


 
tratto da: Sancara 
di Gianfranco Della Valle

 Chiunque abbia viaggiato in Africa ha sicuramente avuto modo di rendersi conto della forza e della volontà delle donne africane. Una forza straordinaria che deriva da una volontà lucida che gli permette di subire suprusi intollerabili, ma allo stesso tempo di essere protagoniste della vita quotidiana e delle trasformazioni sociali.
E' per questo che la campagna per il Premio Nobel per la Pace alle donne africane 2011 (denominata Noppaw), promosso dal comitato composto originariamente da 48 associazoni e che oramai ha avuto l'appoggio di molti governi, non può che trovare il nostro convinto sostegno.


 

 Le donne africane meritano questo premio collettivo (un Nobel ad una donna africana è già stato assegnato nel 2004) non solo per quanto detto e per il loro apporto determinante all'economia africana, ma e soprattutto per il loro ruolo nella risoluzione dei conflitti e nelle trattative di pace. Un ruolo che le ha viste protagoniste nel post-genocidio in Ruanda (non a caso è l'unico paese al mondo in cui nel Parlamento siedono più donne che uomini), come nel post-guerra civile in Mozambico o in Angola.
Come sosteneva Thomas Sankara, lo sviluppo dell'Africa passa inevitabilmente per le donne.

Sosteniamo insieme la Campagna per il Nobel alle donne Africane diffondendo la notizia, seguendo la campagna e firmando l'appello.

Il video è quello ufficiale della campagna Noppaw.

8 marzo, una storia tutta al femminile

tratto da: dazebao 
di Valeria Nevadini

Il classico ramoscello di mimosa, un'uscita con le amiche, gli immancabili cioccolatini.
Foto di Aldo Feroce
Come ogni tradizione che si rispetti, anche quest'anno la giornata dedicata alle donne vedrà calare lo spietato velo del marketing su quello che dovrebbe essere, prima di tutto, un momento di riflessione. A giudicare dai dati diffusi dall'Istat c'è ben poco da festeggiare: le donne continuano a essere discriminate sul lavoro (quando lo trovano) e a percepire, a parità di mansione, uno stipendio mediamente inferiore a quello dei colleghi uomini. Completano il triste quadro i sette milioni di donne, tra i 15 e i 70 anni, che hanno subito violenza sessuale o fisica nel corso della loro vita. Chi sperava nel terzo millennio come un punto di svolta nella condizione femminile, si è dovuto presto ricredere, almeno in questa prima decade. E, a dirla tutta, non serve la statistica per rendersi conto della situazione in cui vivono le donne di oggi.

Non più ancorate a un passato remoto, ma nemmeno pronte a spiccare il volo verso la piena autonomia. A trattenerle a terra sterili proclami di un femminismo demodé, a tratti patetico nel tentativo di applicare al linguaggio odierno slogan intrisi di muffa storica. Quando poi una donna riesce nel suo diritto di autodeterminazione, ecco comparire psicologismi improvvisati, quasi a delineare l'eccezionalità dell'evento.

lunedì 7 marzo 2011

La condizione femminile nel mondo


È veramente triste, all'alba del terzo millennio, dover ancora affrontare il problema della condizione femminile nel mondo: significa che civiltà e progresso non sono stati sufficienti a risolverlo, che l'uomo ha quasi conquistato lo spazio, ma non ha imparato ad amare e soprattutto a rispettare "l'altra metà del cielo".

Nella maggior parte delle culture di cui siamo a conoscenza, i maschi hanno gestito il potere politico e religioso, hanno comandato in famiglia e svolto i lavori più redditizi, sono stati abbastanza liberi di scegliere il proprio destino.
Le donne venivano considerate persone deboli e inferiori; erano spesso emarginate dalla società ed escluse dalle sedi in cui venivano prese decisioni importanti. Il loro posto essenziale era la famiglia: la cura dei figli,dei mariti e della casa. Questo ruolo prestabilito, assieme a molte discriminazioni vere e proprie, ha impedito che le donne potessero esprimersi liberamente ed essere se stesse, obbligandole al silenzio e all'invisibilità in un mondo dominato dai maschi.
Oggi possiamo affermare che nei Paesi occidentali i diritti delle donne sono legalmente riconosciuti e le leggi italiane sono tra le più avanzate d'Europa, soprattutto quelle per la tutela della maternità e sulle pari opportunità. Nonostante le leggi, molti ostacoli si frappongono ancora tra le donne e la carriera: infatti sono pochissime quelle che occupano posti di vertice nelle aziende e nei partiti politici, continuando la loro giornata ad essere la somma di due fatiche, quella domestica e quella extradomestica. Occorre realizzare quelle strutture sociali che consentirebbero di conciliare il lavoro fuori casa con la vita domestica, e particolarmente efficace potrebbe risultare la legge sul lavoro part-time.
Se però allarghiamo lo sguardo al mondo intero, il quadro è per varie ragioni sconfortante;

Strage colpevole


Fabrizio Incorvaia

Questo lavoro fotografico, iniziato nel 2007, riprende uno degli aspetti negativi dell'Italia che siamo. Di quell'Italia che s'indigna contro gli ultimi, raccogliendo firme per gli sgomberi di qualche occupazione abitativa. Magari in uno dei tanti palazzi sfitti, spesso frutto della speculazione.
Il palazzo di via Catania 9 nel III Municipio di Roma è un ex proprietà Inpdai acquisito da Bnl che ha investito sulla riconversione della destinazione d'uso per farne degli appartamenti. Ho conosciuto la famiglia Mircea il 6 marzo 2007 in un ex ufficio occupato al secondo piano del palazzo in questione. Elena Moldovan, suo marito Erdei Mircea e i loro (allora tre) bambini avevano occupato una piccola stanza dove avevano sistemato qualche brandina un vecchio divano letto e una macchina da cucina. Il marito era fuori tutto il giorno, lavorava in un cantiere edile in nero, l'ho incontrato sereno e pacato un sabato pomeriggio durante una riunione degli occupanti.
Già dai primi giorni di occupazione nel quartiere si era manifestata una certa irritazione. Quelle 187 famiglie di poveri che in maniera un po' coatta si erano imposti come nuovi vicini di casa, erano motivo d'insofferenza per molti. Per questo ci furono, manifestazioni, picchetti e una lunga raccolta firme. Il 17 febbraio, dopo solo 15 giorni si svolse una manifestazione organizzata da An e rappresentanti del III Municipio a cui presenziò l'allora onorevole Gianni Alemanno che ai microfoni dei giornalisti presenti chiosò: «Questa occupazione dove cessare subito - è un problema per questo quartiere!» Poi aggiunse: «Proporremo un grande piano casa in consiglio comunale» . 

Fiducia nella vita – Osho

Un Matto è qualcuno che continua ad aver fiducia; un Matto continua a fidarsi in contrasto con tutte le sue esperienze.

Tu lo inganni, e lui ha fiducia in te; tu torni a ingannarlo, e lui si fida di te; di nuovo lo inganni, e lui si fida. A quel punto dirai che quella persona è matta, non impara nulla. La sua fiducia è incredibile; la sua fiducia è così pura che nessuno la può corrompere. 

Sii un matto nel senso taoista o Zen.

Non cercare di creare intorno a te un muro di sapere. Se un’esperienza ti coinvolge, lascia che accada, e poi continua a lasciarla andare. Continua senza posa a ripulire la tua mente; continua a morire al passato, in modo da restare nel presente, nel qui e ora, come se fossi appena nato, un infante.

All’inizio sarà difficilissimo. Il mondo s’approfitterà di te – lascia che accada. Quelle persone sono dei poveretti: anche se vieni ingannato e imbrogliato e derubato, lascia che accada, poiché ciò che realmente ti appartiene non ti può essere portato via, ciò che veramente è tuo non ti può essere rubato da nessuno.

E ogni volta che non permetti alle situazioni di corromperti, quella diventa un’integrazione interiore. La tua anima diventa più cristallizzata.

Osho Dang Dang Doko Dang Capitolo2

La voglia di democrazia contagia l’Asia

tratto da:Unimondo.org

Durante i primi giorni della rivolta egiziana, il regime di Mubarak, nel vano tentativo di stroncare lo strumento privilegiato dei manifestanti, aveva bloccato la rete della telefonia cellulare e internet: come in seguito a un improvviso black out, il traffico in rete si era di colpo azzerato. Pochi giorni dopo, dall’altra parte del mondo, la censura cinese impediva di cercare sul web parole come “Egitto” o “gelsomini” per il timore di trovarsi di fronte a proteste di massa. Un’operazione che all’inizio era perfettamente riuscita ma che ora si rivela di difficile applicazione in quanto i social network sono capaci di metamorfosi repentine e inaspettate in grado di superare ogni divieto.
Molti si chiedono se le rivoluzioni in atto nel mondo arabo, che comunque hanno motivazioni specifiche inerenti alla storia e alla cultura di quei popoli, siano il preludio per analoghi movimenti in Asia, a cominciare proprio dalla Cina. È molto difficile prevedere l’evolversi della situazione, tuttavia interessanti ( anche se poco noti) eventi accaduti nelle ultime settimane in estremo oriente danno il segno di una possibile primavera.

Lampedusa, storie di migranti

Reportage dall'isola siciliana, dove non si arrestano gli sbarchi. I sogni e le speranza di due tunisini in fuga dal loro Paese.

scritto da
Maria Grazia Moncada 


Da giorni i flussi dalla Tunisia sono ricominciati senza sosta. Arrivano piccole barche con 40-70 persone al massimo. La maggior parte delle persone che arrivano sono ragazzi molto giovani. Nonostante l'ordinanza del sindaco che vieta la circolazione degli immigrati a Lampedusa alcuni trovano il modo di uscire dal centro di accoglienza e circolano per il paese alla ricerca di un telefono per avvertire i parenti che sono arrivati e di sigarette. Uno dei giovani che è riuscito ad arrivare con queste barche della speranza è R. M., ha 21 anni, è tunisino, è arrivato a mezzanotte insieme ad altri 70 ragazzi. R.M. è nato in Italia a Milano e fino all'età di 15 anni ha fatto avanti indietro tra la Tunisia e l'Italia, fino a quando in Tunisia gli hanno rubato il passaporto. Il padre che ha abbandonato la famiglia non ha potuto mettere la seconda firma nel passaporto necessaria per un minore a cui si può applicare la legge, qui in Italia, per il ricongiungimento familiare.