lunedì 7 marzo 2011

Conti falsi sulle stragi, verso le stragi "umanitarie"


di Piero Pagliani Megachip.

Avete letto che un diplomatico britannico è andato a negoziare con i ribelli libici e che questi non hanno capito e gli hanno arrestato la scorta militare? Può sembrare una comica, ma il significato è chiaro: in Libia sono già attivi militari delle potenze occidentali.

E che dire di quell'elicottero olandese militare con tre marines a bordo catturato dai governativi in Libia (è però ormai politicamente corretto chiamarli spregiativamente “miliziani”), con armi e, pare, soldi? Era lì per evacuare personale. Carino: un elicottero armato olandese che pensa di aver diritto di entrare impunemente in un Paese sovrano senza permesso. Ma l’Olanda non è il Paese della Shell?
E che dire del fatto che fonti diplomatiche a Islamabad hanno rivelato da una settimana che in Libia sono già presenti centinaia di “consiglieri militari” di USA, Francia e UK?
E i 200 morti di ieri per la riconquista di Zawiya («strage nella folla» secondo il «Corriere della Sera»), che gli stessi portavoce dei ribelli riducono a 50 e che un medico libico del posto dice essere ancora meno, 30?
E la confusione aumenta se uno dei pochi giornalisti occidentali sul posto, un reporter di Sky News, dice “forse una decina”.
Dovrebbero essere più sicuri gli almeno trenta morti dovuti all’esplosione di un deposito di munizioni a Rajma, poco fuori Bengasi. I ribelli parlano di un bombardamento aereo, ma gli aerei non li ha visti nessuno.

domenica 6 marzo 2011

STOP ai jeans sabbiati


Diesel, Dolce & Gabbana e Armani sono firme notissime della moda italiana nel mondo. Sono anche fra le imprese che rifiutano di aprire un confronto con la Campagna Abiti Puliti per porre fine alla sabbiatura dei jeans all’interno della loro catena di fornitura. La pericolosa tecnica sta mettendo a repentaglio la vita dei lavoratori nei paesi di produzione, dove migliaia di vite sono a rischio.

Killer Jeans
La Clean Clothes Campaign ha lanciato un appello ai produttori di jeans e ai governi per fermare la sabbiatura del denim. La sabbiatura (sandblasting) può causare una forma acuta di silicosi, malattia polmonare mortale. La tecnica sta mettendo in grave pericolo la vita di migliaia di lavoratori. È spesso eseguita in piccoli laboratori dell’economia sommersa nei paesi produttori di jeans come il Bangladesh, l’Egitto, la Cina, la Turchia, il Brasile e il Messico dove quasi tutti i jeans venduti in Europa sono prodotti. Nella sola Turchia, sono stati documentati 46 casi di decessi di sabbiatori a causa della silicosi.
Si tratta probabilmente solo la punta dell’iceberg.

In altri paesi non esistono statistiche disponibili ma il numero di vittime e potenziali vittime future è stimato essere molto elevato.

Ludovico Einaudi - Reverie



Ludovico Einaudi on BBC Planet Earth

sabato 5 marzo 2011

Osho

"Buddha non va adorato, sei tu che devi diventare un buddha. 

A parte questo, non esiste ne' culto, ne' preghiera. 

Non ti serve un prete, non ti servono i libri sacri, non ti serve far parte di un'organizzazione religiosa; 

devi solo essere te stesso, trovando una sistemazione nella pace e nel silenzio all'interno della tua casa." 

I medici: «Con l’atomo l’Italia rischia la morte»

fonte: Terra
Ernesto Burgio, Angelo Baracca

NUCLEARE. Dopo l’intervista a La Stampa di Umberto Veronesi («è l’energia del futuro»), i membri del comitato scientifico dell’Isde contestano le tesi dell’oncologo. «Da lui omissioni e superficialità».


L’intervista rilasciata da Umberto Veronesi a La Stampa lascia allibiti per la sicumera con cui il professore si lascia andare ad affermazioni prive di supporto scientifico, rischiando di banalizzare una tematica estremamente complessa e di condizionare con la propria “autorità” l’opinione pubblica, sempre più costretta a subire l’offensiva mediatica della potente lobby nuclearista.  Non ci è possibile ribattere in poche righe e in questa sede la lunga serie di affermazioni discutibili messe in campo dal professore: ci limiteremo a contestare alcuni passaggi di quella che appare come una superficiale apologia della fonte energetica in assoluto più dispendiosa e pericolosa per la salute umana.

Una fonte che non alleggerirebbe in alcun modo la dipendenza dal petrolio, poiché oggi solo il 5% dell’energia elettrica è generata con questa fonte, che è usata per la maggior parte nei trasporti e nell’industria e non può essere sostituita dal nucleare, con cui si produce solo energia elettrica. Tanto più che negli ultimi 10 anni, in Italia, è stata installata nuova potenza elettrica equivalente a ben 12-15 reattori nucleari (ed ulteriore potenza è in attesa di autorizzazione), senza che questo abbia portato alcun beneficio agli utenti: perché produrre elettricità nel nostro paese è oggi soltanto business e l’eventuale “ritorno” al nucleare sarebbe un enorme business di pochi a danni di molti.

venerdì 4 marzo 2011

La scuola, la caserma e la macina al collo

Bambini in caserma (Pisa)
Matteo Della Torre

Da tre anni, il 27 aprile, per iniziativa del comune di Pisa, accade che una scuola-istituzione, che continua a dimostrarsi, per certi aspetti, una “caserma prussiana”, incapace di mettersi in discussione e cambiare, sposta fisicamente 1500 bambini delle scuole dell’infanzia, primarie e medie, in orario scolastico e senza offrire alcuna alternativa alle famiglie diversamente pensanti, dalla “scuola-caserma” alla “caserma Gamerra” della Brigata Folgore, in nome dell’educazione alla pace e alla solidarietà.
Il grande pedagogista Célestin Freinet, quando affermava che una scuola rispondente ai veri bisogni dei bambini doveva uscire fuori dall’aula per approfondire dal vivo le arti e i mestieri del falegname, del panettiere, del fabbro, del tessitore e dell’ortolano, mai avrebbe pensato di far approfondire ai bambini il “mestiere” del soldato. In quest’ottica la visita dei bambini alla caserma militare è una  assurdità pedagogica.
Per un’intera giornata, nella caserma della Brigata Folgore, i bambini sono esposti alla violenza culturale che esalta le virtù del militarismo e indottrinati con l’apologia delle forze armate, la retorica delle “missioni di pace” e della solidarietà dei militari.

Quel carico radioattivo fermo nel porto di Taranto

Giorgio Mottola

INCHIESTA. Nello scalo pugliese poche settimane fa sono stati bloccati alcuni container contenenti rottami ferrosi contaminati. Provenivano dall’Est Europa e la destinazione era la Cina.

Dall’Est Europa alla Cina, passando per i porti della costa adriatica italiana. È questa la nuova rotta dei rifiuti tossici e radioattivi provenienti dai paesi dell’ex Unione Sovietica. Gli scali di Venezia, Taranto e Ancona sono ormai le tappe intermedie obbligatorie. Viaggi illegali che raramente lasciano traccia. Quando però i container non riescono a superare i controlli delle dogane, il loro carico può raccontare una storia.
È il caso di un sequestro, tenuto finora segreto da tutti e avvenuto nel porto di Taranto qualche settimana fa. In alcuni container bloccati dai doganieri sono stati trovati rottami ferrosi contaminati radioattivamente.
Non si trattava dunque di un carico qualunque. I container provenivano dall’Ungheria e dalla Bulgaria. Dopo aver attraversato il confine italiano, sono stati imbarcati a Venezia prima di fare tappa a Taranto. La loro destinazione era la Cina. La notizia, che finora non è stata ancora diffusa ufficialmente, viene confermata dall’Arpa pugliese, che però non fornisce altri particolari sulla vicenda. La Procura di Taranto ha aperto intanto un’inchiesta.

REALIZZATI e VIVI NELLA GIOIA SEMPRE!



Tutto quello che avete veramente bisogno di fare è di accettare totalmente questo momento. 

Ed allora siete semplicemente qui ed ora. Ed a vostro agio con voi stessi. 

Io parlo di una profonda trasformazione della consapevolezza umana non come una lontana, futura possibilità, ma come qualcosa che è possibile adesso, non importa chi e dove siate. 

Vi si mostra come liberarvi dalla schiavitù della mente, come entrare in questo stato illuminato di consapevolezza e mantenerlo nella vita di tutti i giorni.


E.Tolle

La nuova legge genocida degli Stati Uniti: la Home Food Outlaw (S510)

tratto e tradotto da: AltraNews
fonte: via-midgard.info
 
Nel recinto in costruzione del campo di concentramento elettronico, che mira a rendere ogni persona completamente sotto controllo, ci sono ancora molte lacune che permettono la fuga dall’occhio che tutto vede del Grande fratello. Uno dei modi più ovvio è uscire fuori dalla società e quindi la massima autonomizzazione.
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti per esempio, si è diffuso il movimento dei cosiddetti isolazionisti. Persone in piccole comunità e famiglie stanno lasciando la società per vivere in remote foreste e zone di montagna vivendo di allevamento, pesca e caccia. Ma sembra che a questo ci sia un tentativo per porvi fine.
Il Senato americano ha presentato una proposta di legge, la S510, che di fatto renderebbe illegale la coltivazione, l’uso, la distribuzione, l’acquisto o vendita di prodotti alimentari coltivati a casa. Tutto questo, ovviamente, è fatto sotto il pretesto di proteggere la salute dei cittadini, assicurando che i prodotti coltivati in privato spesso non soddisfano le norme sanitarie, e quindi minacciano la salute dei consumatori.

giovedì 3 marzo 2011

Costa d'Avorio, polizia spara su dimostranti: uccise sei donne

 
Le forze dell'ordine hanno sparato a un gruppo di donne che manifestava in favore del presidente Ouattara.
 

In Costa d'Avorio la polizia ha aperto il fuoco su un gruppo di donne che manifestava in favore di Alassane Ouattara, il neopresidente ivoriano in lotta con quello uscente, Laurent Gbagbo. Sei delle manifestanti sono rimaste uccise, in base a quanto riferito da due testimoni e da una fonte degli stessi agenti, che hanno rilasciato le informazioni all'agenzia Reuters. Secondo un altro testimone, le vittime sarebbero dieci.
La sparatoria è avvenuta ad Abobo, una piccola città ai sobborghi di Abidjan. Un abitante del luogo, Idrissa Diarrassouba, ha dichiarato: "Uomini in uniforme sono arrivati e hanno iniziato a sparare all'impazzata. Sei donne sono morte sul posto". La strage è stata confermata da una fonte militare, che però ha descritto il tutto come un semplice incidente.
In questi mesi la Costa d'Avorio è dilaniata dal conflitto tra i "due presidenti", Alassane Ouattara e Laurent Gbagbo, il primo vincitore alle elezioni del 28 novembre e riconosciuto dalla comunità internazionale, il secondo autoproclamatosi presidente dopo aver dichiarato il voto invalido.

http://it.peacereporter.net/articolo/27197/Costa+d%27Avorio%2C+polizia+spara+su+dimostranti%3A+uccise+sei+donne

Poligoni di tiro e uranio. Troppe morti sospette

da: Terra
Gianluca Martelliano (Ecoradio)

VELENI. Non solo Quirra. In Sardegna nuove testimonianze su militari deceduti per tumore che avevano prestato servizio a Capo Frasca. Dati epidemiologici inquietanti nell’area di Capo Teulada. «Mio figlio lavorava senza protezioni», denuncia il padre di Gianni Faedda, morto nel 2002.


«Mio figlio veniva mandato al poligono senza maschera, senza tuta, senza guanti, senza elmetto, senza niente. Raccoglieva a mani nude quello che i mortai lasciavano a terra. Gli altri, gli americani, avevano tutto l’occorrente». A parlare è Bastiano Faedda, padre di Gianni, giovane militare di leva che nel 1997 presta servizio in una base della Sardegna. Il ragazzo entra nel poligono sano e ne esce malato. Nel 2002 muore, ucciso da un tumore al cervello. La notizia è che non siamo a Quirra, sede dell’ormai noto poligono militare che ospita, senza distinzioni, sperimentazioni belliche e un tasso di linfomi decisamente sopra la norma. I campi per le esercitazioni sono tanti e anche in altre zone si registra un alto tasso di malattie. La base del soldato Faedda è a 150 chilometri di distanza da Quirra, bagnata da un altro mare ma toccata dagli stessi problemi. Siamo a Capo Frasca, sulla costa occidentale dell’isola.

La sindrome di Quirra è arrivata anche qui, confermando il binomio “esercitazioni-tumori”.

Un elicottero NATO ha ucciso nove bambini in Afghanistan

tratto da: ilpost
 
Il generale Petraeus ammette l'errore e chiede scusa, Karzai protesta violentemente.

La NATO ha ammesso mercoledì che due suoi elicotteri hanno ucciso il giorno prima nove bambini afgani, scambiandoli per i responsabili dell’attacco a una base NATO nelle ore precdenti. Si tratta di uno delle più gravi stragi di innocenti dall’inizio della guerra, commenta il New York Times. I bambini avevano tra i 9 e i 15 anni e stavano raccogliendo legna da ardere nelle montagne dell’Afghanistan orientale, nella provincia di Kunar: solo uno del gruppo è sopravvissuto. Il capo delle forze NATO in Afghanistan ha diffuso un comunicato personale di ammissione di colpa per la strage.
«Ci dispiace profondamente per questa strage e chiediamo perdono al governo e al popolo afgano, e soprattutto ai familiari sopravvissuti di coloro che sono stati uccisi. Non sarebbe mai dovuto accadere»
L’ammissione è arrivata dopo le proteste degli abitanti del villaggio di Nanglam, dove i bambini vivevano. Hemad, il sopravvissuto, ha raccontato di essersi salvato grazie a un ramo di albero che gli è caduto addosso dopo essere stato colpito da un razzo, nascondendolo alla vista: “Gli elicotteri hanno sparato ai bambini uno dopo l’altro”.

mercoledì 2 marzo 2011

Gratitudine...Osho



Sii grato a tutti, perché tutti stanno creando lo spazio per te perché tu possa essere trasformato – anche quelli che pensi ti stiano ostacolando, anche quelli che consideri tuoi nemici. 
 
Gli amici, i nemici, le brave persone e le cattive, le circostanze favorevoli e quelle sfavorevoli – tutto crea il contesto in cui puoi essere trasformato e puoi diventare un buddha. 
 
Sii grato a tutti. Quelli che ti hanno aiutato, quelli che ti hanno ostacolato, quelli che sono rimasti indifferenti. 
 
Sii grato a tutti, perché tutti insieme stanno creando il contesto in cui nascono i buddha, e in cui puoi anche tu diventare un buddha. 
 

intervista a Vandana Shiva - dalla parte degli ultimi


http://www.youtube.com/user/insektmultimedia

martedì 1 marzo 2011

Pink Blindsight - CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE 2 MARZO 2011

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE 2 MARZO 2011 

 "Fiaccolata contro la violenza sulle donne" Roma 2 marzo 2011

Ulteriori informazioni  su:

http://www.pinkblindsight.net/

 

Petrolio bollente e stupri. Violenze contro le donne in Libia e affari italiani

tratto da: HumanitaUomo

“In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no”. Parole di donne. Parole pronunciate da nigeriane, etiopi, eritree, somale che erano riuscite ad arrivare a Lampedusa. Era il 2009. L’Italia sapeva e taceva.

Gli accordi bilaterali Italia-Libia, firmati e rifirmati annualmente, hanno portato alla costruzione di quella ventina di campi di detenzione per immigrati/e, veri e propri lager [si vedano le foto di Fortress Europe], dove le donne vengono sistematicamente violentate dai loro aguzzini libici pagati coi soldi italiani.
Con la “sanatoria” dell’estate 2010 erano stati svuotati i lager libici costringendo al lavoro schiavistico le donne e gli uomini che ne uscivano; nel dicembre successivo altri 1500 fra uomini e donne sono stati rinchiusi/e in cinque centri di detenzione per “migranti irregolari” – Twisha, Zawia, Zwara, Garabulli, Surman e Sebha.
Nel dicembre 2007, il governo Prodi aveva firmato un accordo per l’avvio dei pattugliamenti congiunti italo-libici davanti alle coste africane.
Il 30 agosto 2008 era stato firmato a Bengasi il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” fra Italia e Libia. Con quest’ultimo trattato, che oggi il ministro della guerra La Russa spaccia per “sospeso” (per accaparrarsi un posticino in un eventuale intervento della Nato nel Mediterraneo), il governo italiano dava a Gheddafi 5 miliardi da investire in infrastrutture e pattugliamenti dei confini terrestri, per contrastare i flussi di migranti via mare e, soprattutto, per rafforzare gli intrallazzi economici. Lo dimostra il conseguente ingresso della Libia nell’Eni con una quota di capitale rilevante che, in tre fasi, avrebbe dovuto farla diventare seconda azionista dopo lo Stato italiano, che ne possiede il 30%.

Libia, si muove la Marina americana

 
Washington riposiziona navi e aerei in vista di un intervento militare contro il regime libico.
 
"Gli Stati Uniti stanno muovendo parte della loro flotta navale verso la Libia". E' quanto dichiarato dal colonnello David Lapan, portavoce del Pentagono citato dall'agenzia Reuters.
Secondo l'ufficiale, gli Stati Uniti starebbero riposizionando anche i caccia nell'area, che ricade sotto il comando della Sesta flotta. Qui Washington al momento schiera otto navi.
Si starebbero muovendo anche due portaerei, la Carl Vincent e la Abraham Lincoln, e una nave rifornimenti, tutte di stanza nel Mar Rosso, che potrebbero partecipare ad un'operazione militare contro il regime del Colonnello libico Muammar Gheddafi.
La flotta potrebbe attraversare il Canale di Suez già nei prossimi giorni. In zona ci sono anche la portaerei nucleare Uss Enterprise, la lanciamissili Light Gulf e la nave rifornimento Artic.

Soldati per tutta la vita

di Marco Cedolin

Il documentario Warology, operazione l'altra guerra, di Morgan Menegazzo e Mariachiara Pernisa, da poco disponibile nelle librerie italiane, offre lo spunto per una serie di riflessioni interessanti sul tema della guerra, suggerendone l'osservazione da angolazioni differenti rispetto a quelle a cui siamo abituati ed intuendone le evoluzioni all'interno di una società soggetta a mutazioni tanto rapide quanto radicali.
Il concetto stesso di guerra, travalica i confini dello scontro fra eserciti di opposte fazioni, per entrare nell'individualità di ciascuno di noi, dove tutti ci ritroviamo a rivestire il ruolo di "soldati" dalla culla alla morte, soggiogati dal dogma della competizione che ci viene inculcato fin dalla più tenera età, quale unica maniera di rapportarci con i nostri simili.
La guerra assurge così, ogni giorno di più allo stato di modus vivendi. Siamo in guerra in ufficio con i nostri colleghi, nel traffico cittadino con l'automobilista che ci affianca al semaforo, al ristorante con le coppie di amici insieme alle quali condividiamo il desco, in palestra con chi fa ginnastica accanto a noi, in famiglia con il coniuge, i figli, i genitori.

SOPRAVVIVEREMO?


La vita terrena, si sa, è densa di paradossi. Per esempio...si trovano sementi in diversi siti archeologici dell'Egitto (nella tomba del faraone Tutankhamon c'erano delle anfore colme di olio di nigella sativa=cumino nero), mentre nel presente dove Monsanto imperat, l'agricoltura moderna, e la medicina, danno segni di vera follia.

Pare non sia noto il ruolo di questa pianta nella cultura egiziana, ma questi ritrovamenti ci dicono che i semi e l'olio della pianta dovevano essere attentamente selezionati, perchè dovevano accompagnare il faraone dopo la vita; viene da pensare perciò che avessero un ruolo rilevante nella società. Se è vero che quel che troviamo nella tomba è ciò che aveva valore per chi "se ne andava", restano gli interrogativi sul perchè venivano trovati gli oli essenziali (i profumi) e le sementi nelle migliori tombe di tutti i faraoni...

Tornando al presente: il pianeta è devastato dalle sostanze chimiche altamente tossiche e dai poteri maniacali, megalomani e miopi di multinazionali (e/o dal club degli Illuminati, a cui alla fine tutto converge).

Panama, accordo fatto. Gli indigeni difendono le terre

Alessandro Grandi
Gli indios rifiutano le nuove norme della riforma Mineraria. Stop allo sfruttamento di oro e rame nelle terre dei nativi. Dal primo marzo al via le trattative con il governo.

Dopo giorni di manifestazioni e blocchi stradali, il governo di Ricardo Micheletti e le organizzazioni indigene che protestavano contro la riforma del Codice Minerario (approvata nei primi giorni di febbraio dal governo), sono giunte ad un accordo.
Sembrava quasi impossibile nei giorni scorsi, nonostante l'impegno del presidente a non sviluppare il settore e sfruttare le aree dove vivono gli indios Ngabe Buglè. Troppo poco per le comunità indigene panamensi. Impossibile immaginare aree sfruttabili e altre no. Il paese è ricco di riserve di oro e rame. Il loro sfruttamento, secondo il governo, potrebbe rivelarsi decisivo per le casse dello Stato e diventare il secondo fiore all'occhiello dell'economia nazionale dopo il canale.
Secondo le comunità i profitti da loro derivanti sarebbero andati a riempire le tasche delle solite multinazionali straniere, oltre ad intaccare per sempre la natura.