sabato 19 marzo 2011

EGITTO: I BAMBINI DIMENTICATI E LA RIVOLUZIONE

tratto da: HumanitaUomo

Fonte: Al Jazeera

Una delle storie non raccontate sulla rivoluzione popolare in Egitto – scrive la popolare rete Al Jazeera sul suo sito web – è la piaga dei bambini di strada che sono stati coinvolti nei drammatici avvenimenti dei giorni scorsi. Mentre l’intero paese cominciava ad adattarsi ad una nuova realtà sociale durante le proteste contro il regime, i circa 50.000 bambini di strada che vivono al Cairo iniziavano a capire che le regole del gioco stavano cambiando.
I centri di accoglienza su cui questi bambini facevano affidamento per il cibo, l’acqua pulita e un tetto sotto cui dormire erano - come la maggior parte delle strutture pubbliche e private in Egitto – chiusi. Senza nulla da mangiare e nessun posto in cui andare, molti di loro si sono lasciati attrarre dall’atmosfera di festa e fascino di Piazza Tahrir, venendo però coinvolti in una serie di scontri e di violenze inizialmente inaspettata.
I dati parlano di almeno un bambino deceduto negli scontri, ma di questo bambino non resta né il nome, né il volto: sarà ricordato solamente in alcune fredde statistiche riguardanti i bambini di strada del Cairo. Il fatto che molti di questi minori non siano stati registrati alla nascita offre nuove e difficili sfide all’Egitto post-rivoluzione: è stato riportato che un’altra bambina di strada, colpita da un proiettile vagante, è stata rifiutata da più di un ospedale per la mancanza di documenti, venendo infine accolta quando le sue condizioni di vita si erano aggravate in maniera irreparabile. Senza documenti, i bambini di strada che oggi vengono arrestati per strada non hanno alcuna possibilità di essere legalmente difesi da alcuna forma di accusa.
La conseguenza finale è che questi bambini vulnerabili vengono estromessi dalla società egiziana, e privati di ogni possibilità di vincere le condizioni di disperata povertà che li obbliga a una vita caotica sulle strade.
Nei giorni della rivoluzione, i leader della protesta hanno parlato di una nuova era di solidarietà nazionale, di lotta per i diritti umani e della possibilità, per ogni egiziano, di decidere autonomamente del proprio destino. Il messaggio, chiarissimo, ha fatto riferimento ad uno status quo non più accettabile. Ma per i bambini che trascorrono le proprie esistenze tra le strade del Cairo, dimenticati dal sistema e ignorati da larghe sezioni della società, il cambiamento non è ancora arrivato. E potrebbe arrivare troppo tardi.

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