«Scriviamo per attirare la vostra attenzione sul clima di minaccia ed annunciate violenze che i politici e gli imprenditori torinesi stanno creando contro il sacrosanto diritto di noi cittadini di protestare in modo pacifico, per contrastare la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione». Così l’appello che i No-Tav “sotto assedio” a Chiomonte in valle di Susa indirizzano ad Amnesty International, dopo l’accorata lettera aperta rivolta ai «cittadini in uniforme», gli agenti delle forze dell’ordine: «Non siamo noi i violenti, riflettete: quello che vi chiedono è di usare la forza per consentire la rapina dell’Italia, attraverso il colossale sperpero della Torino-Lione». E mentre la Cisl – senza Bonanni – “sbarca” a Susa per schierarsi coi cantieri, Fiom e Cobas restano accanto alla valle di Susa, che mobilita i suoi sindaci come nel 2005 per fermare l’assalto delle ruspe.
L’appello ad Amnesty è diretto a Christine Weise, presidente della sezione italiana dell’associazione umanitaria, dopo le minacce esplicite del sindaco uscente di Torino, Sergio Chiamparino, giunto a raccomandare al ministro Maroni l’uso della forza per sgomberare i No-Tav dal sito di Chiomonte dove si tenta di aprire il primo cantiere Tav: un drammatico ultimatum, quello del 31 maggio, per non perdere la prima trance europea di finanziamenti, il primo lotto di una torta faraonica, 20 miliardi di euro, che Beppe Grillo considera «un crimine contro l’umanità di domani», dal momento che figli e nipoti – in quest’Italia in crisi nera – saranno «costretti a pagare all’infinito un debito mostruoso, per un’opera devastante, di cui i proponenti non si sono mai curati di dimostrare l’utilità».
Purtroppo è vero: la Torino-Lione, la più grande opera della storia italiana (quattro volte tanto il Ponte sullo Stretto, cinque miliardi più del Tunnel sotto la Manica) nasce senza un rapporto costi-benefici: può sembrare incredibile, proprio mentre Bruxelles annuncia tagli “lacrime e sangue” sulla spesa pubblica. Anche la stessa Corte dei Conti avverte che l’Italia dovrà prepararsi a tagliare dal proprio bilancio pubblico qualcosa come 46 miliardi all’anno (sotto la scure cadranno pensioni, scuola, sanità, sicurezza sociale), per la Torino-Lione la legge del rigore non vale: in modo clamorosamente bypartisan, destra e sinistra insistono nel volere la grande opera a tutti i costi. La musica non cambia dopo le elezioni torinesi: il nuovo sindaco, Piero Fassino, prende subito le distanze dai No-Tav accusando i militanti di Chiomonte di aver allontanato con una sassaiola gli agenti che il 23 maggio avevano tentato di scortare sul posto i tecnici per impiantare il cantiere.
Se Novelli spera che «attraverso il confronto si possa raggiungere una soluzione condivisibile» e intanto appoggia i sindaci valsusini e il presidente della Comunità Montana, Sandro Plano, che ora ricorrono al Tar per contestare le modalità tecniche con cui verrebbe aperto il cantiere a Chiomonte, i No-Tav chiedono aiuto anche ad Amnesty International. «Da anni, con documentazioni scientifiche e tecniche – scrivono alla presidente Christine Weise – facciamo informazione corretta su un progetto totalmente inutile, dannoso per la salute dei cittadini che abitano la valle di Susa e deleterio per l’economia già precaria del nostro Paese». Da anni, continuano i No-Tav, «chiediamo che il denaro pubblico destinato al Tav possa essere usato per piccole opere che siano veramente utili alla cittadinanza (scuole, ospedali ed altri servizi al cittadino)».
Il mondo politico e imprenditoriale sfodera infatti bellicose dichiarazioni auspicando una «soluzione militare da parte delle forze dell’ordine» per liberare entro il 31 maggio l’area della Maddalena di Chiomonte, per non perdere il finanziamento europeo che darebbe il via al fiume di denaro pubblico necessario alla costruzione della linea. «Ancora una volta l’aggressione brutale sarà portata avanti da cittadini in divisa contro cittadini inermi, mentre coloro che sono incapaci di governare democraticamente si nasconderanno dietro vuote dichiarazioni», concludono i No-Tav nel loro appello ad Amnesty: «Vi preghiamo di aiutarci, per quanto in vostro potere. Almeno per tentare di risvegliare le coscienze di tutte quelle persone che hanno il diritto di sapere la verità su quello che sta per accadere in val di Susa», la terra assediata dove la festa democratica e multicolore esplosa il 30 maggio a Milano e Napoli sembra una fiaba lontanissima.
Wow.Perchè non provo stupefazione in cotale
RispondiEliminaaspettazione?
Egill
Non è solo la questione economica in Val di Susa...c'è dell'altro.
RispondiEliminahttp://www.disinformazione.it/valdisusa.htm
walter
Ciao Egill, forse perchè nulla di veramente nuovo è sotto il sole, il potere ha sempre avuto i suoi sgherri che hanno sempre difeso i suoi contrafforti...
RispondiEliminaUn abbraccio :-)
Namastè
Ciao Walter, davvero interessante l'articolo che mi segnali, grazie.
RispondiEliminaAffronta l'aspetto spirituale della questione, che sinceramente non avevo considerato, ma che tutto sommato mi pare verosimile e condivisibile.
Fa riflettere...
...e anche se non sono della valle "d'istinto" sto dalla parte dei valligiani e sono convinta da tempo che non vadano lasciati soli in questa battaglia, che non è solo la loro, ma di tutti noi....
Un abbraccione :-)
Namastè
A questo, dunque, siamo arrivati?
RispondiEliminaGià Adriano siamo arrivati a questo!
RispondiEliminaEd è una vera vergogna, tra l'altro, devo dire che Fassino inizia proprio bene il suo mandato di primo cittadino! Non ho parole!
Un abbraccio, notte ;-)
Namastè
La pochezza politica ed etica del potere politico attuale si fa scudo con i poliziotti e con la violenza.
RispondiEliminaDeficienti e vigliacchi, i vari fassini sono parte di questo enorme affare lucroso, in barba alle persone che lì abitano, come accadde e accade in Cina in occasione delle dighe.
Per loro il popolo non conta niente.
E pensare che fassino è cresciuto con Novelli!
fassino... quello che ha una banca... ma per favore! Ora è sindaco, e ha stravinto!
Poveri noi, se non riusciremo a coinvolgere le moltitudini saremo tutti fagocitati e massacrati di botte.
E purtroppo una rivoluzione oggi è lontanissima, non sapremmo nemmeno, politicamente, cosa fare dopo. Le moltitudini sono troppo occupate a guardare la tv.
Disgusto? E' poco. Rabbia? Tanta, ma fine a se stessa.
E allora che si fa?
Amnesty International può fare da mediatore per evitare ancora botte, ancora sangue di gente comune, che gioca a briscola.
Un sindaco ha chiesto l'intervento dell'esercito per la rivolta di fincantieri!
Viviamo nel buio della ragione, prendiamone atto e continuiamo ad agire perché la luce prenda il sopravvento, in ognuno di noi, singolarmente.
Ho scritto trooooppo, perdonami, mi girano.
Un abbraccio, grande
Namastè
Ciao Paolo, perdonato...quando girano girano! ;-)))
RispondiEliminaSai, il potere si presenta per quello che è senza distinzioni di bandiera, poche altre "grandi opere" rivelano come la Tav, quella che tu giustamente definisci pochezza politica ed etica. Confesso il mio scarsissimo interesse per quella politica ed un profondo sconforto per quella etica e morale, trovo che queste iniziative del popolo No Tav tese a d includere a far comprendere, siano encomiabili e vadano nel giusto senso, noi dobbiamo essere megafono e non permettere che questi appelli vengano ignorati e tacitati.
Ricambio l'abbraccio grande, una serata buona Paolo!
Namastè
La cisl non è sta facendo una gran bella figura e non solo in questa storia.
RispondiEliminaAccettano ed ai loro iscritti insegnano ad accettare il fatto compiuto.
No Sara, Per niente! E mi domando come proprio i loro iscritti non reagiscano, la linea di Bonanni mi appare da tempo, colabborazionista e padronale...
RispondiElimina*__- Namastè