domenica 7 novembre 2010

“Dopo sette anni ho abbracciato mia madre”. Intervista ad Ivano ex “clandestino”.

fonte:www.gliitaliani.it

di Marco Barone
 
” Ho deciso di venire in Italia perchè la televisione parlava bene dell’Italia, vedi tanti spettacoli, tanti soldi”.
Quella che racconterò  ora è la storia di Ivano, così è conosciuto in Italia. La sua Italia dai confini molto ristretti, ovvero rinchiusa tra le  province di Ferrara e Bologna.
E’ un pomeriggio autunnale, il sole tramonta prima, ma non le speranze di vivere in modo come dire più dignitoso.
Ed è per questo motivo che Ivano ha deciso ben sette anni or sono di abbandonare il proprio paese, la Moldavia per cercar fortuna in Italia.
La Moldavia,  ovvero la Republica Moldova, è uno Stato dell’Europa orientale racchiuso tra la Romania e l’Ucraina. Si tratta di uno stato senza sbocco al mare.
” Ho visto per la prima volta il mare al confine quando sono entrato in Italia, era grande, era enorme”.
Negli occhi di Ivano si vede scorrere l’emozione pura  di un bambino, il quale per la prima volta vede,osserva, il mare, nessuna parola potrà descrivere quanto dipinto nei suoi occhi .
La domanda è inevitabile perchè sei venuto in Italia?

” Il costo della vita nel mio paese è come il vostro ma si guadagna 400 euro al mese, come vivi?”
E poi come un fiume in piena parla, mi conduce dentro quel mondo che è stato in qualche modo una sua conquista , ma anche una prigionia necessaria per sfiorare la libertà.
” Ho lavorato per sette anni in nero, ero come dite voi clandestino. Senza documenti non sei una persona, non sei niente. Ogni anno aspettavo una legge per ottenere la sanatoria, ma niente. Il padrone mi dava lavoro, mi pagava, poco, ma almeno potevo dormire e mangiare. Sicuramente vivevo meglio rispetto a come vivevo nel mio paese”.
Le catene del lavoro.
” Non ho mai avuto incidenti ma se mi facevo male restavo a casa senza niente, se pioveva non lavoravo e non venivo pagato”.
I soldi. Il primo pensiero sono i soldi che determinano la condizione di essere individuo in questo sistema.
” Per fortuna non ho mai avuto problemi con la salute. Avevo sentito dire che in ospedale chiedevano documenti, ma poi mi hanno detto che non era vero. Se chiedevano documenti e mi facevo male come facevo? Mi rimandavano a casa? Io non ho fatto nulla, ho lavorato, ho contribuito a portare soldi al vostro paese , non ho rubato, e solo perchè non ho documenti mi chiudono dentro la galera?”
Purtroppo la condizione posta in essere dalle regole vigenti da questa società sono connesse alla validità riconosciuta ad un semplice pezzo di carta.
Pezzo di carta dietro il quale si nascondono dolori, sofferenze, condizioni di sfruttamento, di isolamento, di prigionia.
Pezzo di carta che è in grado di regalare però un sorriso e lacrime.
” Sono stato regolarizzato con l’ultima sanatoria. Ero felice. La prima cosa che ho fatto è stata quella di partire subito ed andare a trovare mia mamma”.
Una grande emozione si legge sul viso di Ivano.
” Era invecchiata…”.
Lungo momento di silenzio.
” Ora vivo qui con mia moglie e la mia bambina ha due anni ed è nata in Italia ma non può avere la cittadinanza italiana”.
La cittadinanza italiana si basa sul principio della discendenza per il quale è italiano il figlio nato da padre italiano e/o da madre italiana.
Nel caso dell’Italia, la legge del 1992 attualmente in vigore prevede che il figlio di stranieri nato in Italia possa inoltrare domanda di cittadinanza una volta raggiunta la maggiore età, entro un anno di tempo e a condizione che abbia risieduto in Italia «senza interruzioni» dalla nascita.
In Irlanda, ad esempio, i nati nel Paese da genitori stranieri possono ottenere la cittadinanza se uno dei genitori ha un permesso di residenza permanente o ha risieduto regolarmente nel Paese per almeno tre anni prima della nascita del figlio. In Spagna ottengono la cittadinanza gli “stranieri” nati nel Paese se dimostrano di avervi risieduto almeno un anno dal momento della nascita, mentre in Portogallo è prevista la naturalizzazione alla nascita se uno dei genitori stranieri ha risieduto nel Paese dieci anni o sei se proveniente da un Paese di lingua portoghese. In Belgio la cittadinanza è automatica a 18 anni se si è nati nel Paese o entro i 12 se i genitori stranieri vi hanno risieduto per dieci anni.
http://www.apiceuropa.com/wp2/?p=2987
Ivano ha una bellissima bambina, mostra la sua foto con grande orgoglio e felicità.
Chiedo ad Ivano la bambina la iscriverai all’asilo?
” Mi hanno detto che all’asilo comunale, vogliono 100 euro ma anche il permesso di soggiorno di mia figlia ma non lo ha, come devo fare? A quello privato invece mi hanno chiesto 500 euro ma non vogliono documenti. La lascio a casa mi aiuta mia moglie, ora non lavora. Sai con 1000 euro al mese devo mantenere la mia famiglia, l’affitto , le spese, come faccio ad iscriverla all’asilo? Ed i documenti?”
Dunque, per effetto della riforma l’eccezione all’obbligo di esibizione del titolo di soggiorno è oggi limitata
a:
attività sportive e ricreative temporanee,
prestazioni sanitarie di cui all’art. 35 TU,
prestazioni scolastiche obbligatorie.
Secondo L’ ASGI – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione” ai fini della corretta interpretazione dell’art. 6, co. 2, TU immigrazione d.lgs. 286/98, come riformato dalla legge 9472009, si può affermare che l’esenzione dall’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno vale dall’inizio e sino al completamento dell’intero percorso scolastico e/o formativo e dunque anche fino al 18° anno di età. Non va, peraltro escluso che in taluni casi l’accesso alla scuola o alla formazione professionale possa protrarsi oltre il 18 anno di età, se necessario per completare il percorso scolastico o formativo intrapreso durante la minore età.
Sarebbe, infatti, irragionevole ritenere che allo scoccare della maggiore età cessi improvvisamente il diritto in questione, considerato che, come già detto, il sistema educativo si conclude con il “conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale
”.
Dunque, al minore straniero iscritto o che intenda iscriversi in una scuola o in un corso di formazione
professionale non può essere richiesto il permesso di soggiorno sino al termine del percorso scolastico
e/o formativo, a prescindere dal fatto che abbia superato i 10 anni di scolarizzazione.
In questi termini vanno definite le “prestazioni scolastiche obbligatorie” richiamate dall’art. 6, co. 2 TU 286/98, in relazione alle quali non può essere richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno.
Quanto sopra vale, per le ragioni dette, a partire dalla scuola dell’infanzia e sino al conseguimento
del titolo di studio di scuola superiore o di rilascio della qualifica professionale o di completamento
dell’apprendistato”.
Quindi, tutte quelle strutture pubbliche che chiedono per l’iscrizione dei bambini all’asilo il permesso di soggiorno devono essere segnalate.
Il non essere in possesso per forze di cose di quel pezzo di carta, non deve essere motivo ostativo per non fare integrare il bambino nella società italiana.
Ciò è sempre bene ricordarlo, visti anche i tempi attuali e la relativa chiusura emergente verso le persone definite straniere.
Certo il  lavoro nero, lo sfruttamento della persona, l’indotto che vi è correlato è sicuramente utile ad una ben chiara parte della società borghese italiana.
Ma lo straniero è una persona, come lo sono io, come lo è chiunque altro.
Chi ha diritto di decidere lo status di una persona?
Chi?
“Se non ho scelta che faccio?”
Mi dice Ivano.
Invece la scelta c’è. Esistono le leggi contro lo sfruttamento sul e nel lavoro, le leggi contro lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, esistono forme di protezione sociale, che ahimè trovano poca applicazione in tale paese, ma esistono.
A Brescia ed a Milano delle persone truffate dalla sanatoria recente hanno posto in essere una lotta di grande rilievo non solo simbolico ma anche sostanziale.
Hanno pagato i padroni per essere regolarizzate, hanno pagato l’Inps per i contributi che probabilmente non percepiranno mai, hanno pagato opportunisti che hanno approfittato di tale procedura per speculare sulle loro necessità umane, ed ora si trovano in mezzo ad una strada per pretendere quella giustizia che forse non avanno mai.
Ma la speranza è l’ultima a morire si dice, la storia di Ivano è una storia comune, diffusa, tipica di tutte quelle persone che arrivano in questo paese perchè attratte dalla televisione che regala all’estero l’immagine di un paese ricco,che regala soldi con stupidi giochi da tv.
La realtà è altra.
La realtà queste persone la scoprono con la reclusione reale nei CIE, con lo sfruttamento nel lavoro, con il fatto di vivere nel terrore di dover rientrare in un paese ove non si può praticamente, semplicemente, vivere.
L’italia ha vissuto il suo periodo di emigrazione, in America, in Australia, in Germania,in Canada.


Non dimentichiamo il nostro passato.

http://www.gliitaliani.it/2010/11/dopo-sette-anni-ho-abbracciato-mia-madre-intervista-ad-ivano-ex-clandestino/

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