venerdì 16 luglio 2010

Spiagge della crudeltà SOS granchi e meduse


Giusto qualche giorno fa, in una bellissima caletta dell’isola d’Elba, ho assistito da interessato spettatore-attore, ad uno di quei dibattiti non “da spiaggia”, dannatamente seri poiché erano di vita e di morte di esseri viventi. [di G.Felicetti*]

Uno dei bagnanti uscendo dall’acqua si era lamentato del “pizzico” di una medusa e chiedeva un retino per farsi “giustizia”. Grazie al consiglio arrivato da sotto un ombrellone vicino, è stato curato il bruciore con un semplice stick o togliendo con il retro di una lama i residui dei tenta colini; il signore ha quindi rinunciato ai suoi propositi bellicosi. Ma subito, nemmeno si trattasse di girare una scena de “Lo squalo 4”, fra i bambini presenti è scattata l’operazione “pulizia” dai temibili animali considerati degli invasori. Con maschera e pinne, come comandati da un appartato generale, in un paio di minuti hanno riportato a riva una delle colpevoli. Ma, questa è la novità, sono state accolte da una delle mamme che ha esclamato: “E’ un animale, se non lo rimetti in acqua morirà. Fallo subito!”. Fallo subito!”. E così si è chiuso il round. In attesa dei prossimi bagnanti e delle prossime meduse.

Con il popolamento delle spiagge per le vacanze non è raro assistere a questi spiacevoli episodi di maltrattamento ai danni di granchi, pesci, stelle e cavallucci marini, meduse e, più in generale, di tutta la fauna marina. Dal semplice prelievo degli animali in questione dal loro ambiente naturale per trasferirli nei secchielli o sulla sabbia bollente, ad episodi ben più gravi quali la mutilazione, la menomazione degli arti, se presenti, all’uccisione o all’utilizzo come improbabili souvenir.

Così per informare i bagnanti che maltrattare ed uccidere gli animali (a qualunque specie appartengano) è non solo un atto ingiusto e riprovevole ma anche un reato penalmente perseguibile, l’Ufficio legale della LAV con il Settore Educazione ha inviato una istanza alle Capitanerie di Porto e ai Sindaci dei Comuni costieri.

Chi maltratta un animale, ai sensi dell’articolo 544 ter del Codice penale, rischia da tre mesi a un anno di reclusione o la multa da 3000 a 15000 euro, con aumento della metà in caso di morte. Tale articolo, come confermato da recenti sentenze della Corte di Cassazione, non si riferisce alle sole lesioni fisiche, ma è riconducibile anche a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capaci di produrre sofferenza agli animali in quanto esseri senzienti.

E' facilmente intuibile come prelevare dal loro habitat naturale animali e riporli, anche temporaneamente, in secchielli o simili, luoghi del tutto sconosciuti agli animali in questione ed inadeguati alle loro caratteristiche etologiche, sia per gli stessi fonte di grande stress, e causa di sofferenze, penalmente rilevanti.

Permettere tali atti, soprattutto a soggetti in età infantile o davanti ad essi, inoltre, non è solamente diseducativo ma compromette fortemente il rapporto che i minori potrebbero instaurare nella loro vita con il mondo animale, e più in generale con gli altri essere umani. Trattare qualsiasi animale, anche il più piccolo, come se fosse un giocattolo o una cosa, non considerando il fatto che sia anch’esso un essere senziente e quindi in grado di provare dolore e sofferenza, non educa alla sensibilità ed al rispetto verso gli altri.

Gianluca Felicetti*
[Presidente LAV]

www.lav.it

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