mercoledì 25 agosto 2010

Centrali nucleari e leucemia, violato il principio di precauzione


Giovanni Ghirga (pediatra Isde Lazio)

COMMENTI. Il dibattito sull’aumento del rischio di cancro per coloro che vivono vicino ad una centrale nucleare, in particolare i bambini, rimane largamente aperto a prescindere o meno dal poter dimostrare un nesso causale diretto tra le emissioni radioattive e l’insorgenza della malattia stessa.

Alla fine degli anni ottanta, nel Regno Unito, alcuni studi misero in evidenza un aumento di incidenza di casi di leucemia infantile vicino a centrali elettriche nucleari. Nel 2002, in Germania, la pressione esercitata dall’opinione pubblica ha indotto il governo tedesco a commissionare al Childhood Cancer Registry della University of Mainz uno studio caso-controllo per valutare l’incidenza del cancro intorno alle 16 centrali nucleari commerciali allora in attività (KIKK study).

I risultati di questo studio hanno messo in evidenza un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di neoplasie maligne, in particolare dei casi di leucemia, nei bambini di età inferiore ai 5 anni che vivevano entro un raggio di 5 chilometri da una centrale nucleare. Successivamente alla pubblicazione dei preoccupanti risultati dello studio KIKK, iI Federal Minister for the Environment, Nature Conservation and Nuclear Safety, ha incaricato la Commission on Radiological Protection di riesaminare i dati dello studio.

Nel settembre 2008 la Commission on Radiological Protection ha pubblicato i risultati della rielaborazione confermando l’aumento di incidenza del cancro infantile osservata nella studio originale. L’aumento dei casi di cancro intorno ad una centrale nucleare osservato in Germania è stato confermato in due metanalisi. Altri studi effettuati in Francia, UK, Spagna e Finlandia sono giunti a conclusioni diverse non avendo rilevato un aumento di mortalità e/o di incidenza dei casi di cancro in coloro che risiedono in prossimità di una centrale nucleare. Tuttavia, bisogna mettere in evidenza che nelle conclusioni di alcuni degli studi sopra citati le parole “no evidence” e “do not indicate an excess risk” potrebbero essere fuorvianti perché interpretate come risultati negativi invece che non conclusivi. Infatti, l’assenza dell’evidenza di un effetto non costituisce evidenza dell’assenza dell’effetto stesso.

Vale a dire che studi che potrebbero non avere lo stesso potere statistico dello studio KIKK non potranno mai invalidarne i risultati. In seguito all’aumento statisticamente significativo, già rilevato in Italia, del tasso di incidenza del cancro nella fascia di età 0 -14 anni, sembra veramente opportuna l’applicazione del Principio di Precauzione al fine di evitare un eventuale, non escludibile ulteriore incremento dei tumori infantili. Il “Principio di Precauzione” esprime un’esigenza tipicamente cautelare e consiste nella necessità di perseguire gli obiettivi della tutela della salute “anche quando manchi l’evidenza scientifica di un danno incombente, vale a dire quando non sussista interamente l’evidenza di un collegamento causale tra una situazione potenzialmente dannosa e conseguenze lesive della salute o quando la conoscenza scientifica non sia comunque completa”.

La Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia Europea applicano con fermezza questo principio. L’applicazione del Principio di Precauzione entra in contrasto con la costruzione di nuove centrali nucleari. Secondo la Direttiva 2003/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26/05/2003, al fine di contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, deve essere garantito anche il diritto di partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale. Vale a dire che le popolazioni devono essere informate che, al momento, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, non è possibile escludere un aumento del rischio di cancro, soprattutto nella fascia di età più giovane, in coloro che risiedono nei pressi di un impianto nucleare che produce energia elettrica.

In conclusione, il dibattito sull’aumento del rischio di cancro per coloro che vivono vicino ad una centrale nucleare, in particolare i bambini, rimane largamente aperto a prescindere o meno dal poter dimostrare un nesso causale diretto tra le emissioni radioattive e l’insorgenza della malattia stessa.

Ne consegue che, qualora si proseguisse nella volontà di costruire nuove centrali nucleari in Italia, la popolazione che vive vicino ai siti designati come sedi di installazione, dovrà essere sottoposta ad uno stretto controllo epidemiologico, al fine di valutare precocemente l’eventuale aumento d’incidenza di neoplasie maligne.

fonte: www.terranews.it

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