domenica 2 gennaio 2011

Le storie invisibili della Milano povera



di Elisabetta Ranieri

Milano è la città della ricchezza e delle luci, la città del natale sfarzoso, delle grandi code fuori le vetrine di Tiffany ed in via Montenapoleone luogo sacro del fashion e del glamour che conta. E' anche la città del contrasto per eccellenza in cui è facile girare l'angolo e trovarsi in quartieri popolari e disastrati con la gente che vive con meno di 500 euro al mese.
Milano è così, c'è il ricco per eccellenza e c'è il povero e poi a fare da contorno a tutto questo ci sono gli esclusi, i clochard o i nomadi dei campi rom, persone che minano gravemente sull'impatto che una città come questa deve e vuole dare, gente sporca e che sporca.
Le polemiche sulla comunità di Triboniano vanno avanti da mesi ormai. Vi abbiamo raccontato la loro impresa e il loro richiedere giustizia, davanti alle discriminazioni applicate nei loro confronti dal Comune e dalla Prefettura milanese. Contratti di case firmate e poi annullati con una sola parola come se niente fosse, non una spiegazione e se non è questa ingiustizia allora dovremmo seriamente iniziare a pensare al significato vero della parola là dove sotto la voce discriminazione appare : «l'assenza di giustificazione per un trattamento non paritario applicato ad individui appartenenti ad una particolare categoria».

Quello che fa paura oggi non è il rom in quanto tale ma è la sua condizione di povertà e di disuguaglianza che noi vogliamo allontanare, non è più la "paura" per lo straniero a dettare l'emarginazione ma è la paura del diverso in quanto povero perchè ha meno e vive con meno.
Ecco perchè vale la pena raccontarvi una storia, quella di Giuseppe e Grazia che non sono rom e non vivono in un campo nomadi e non sono neanche dei senzatetto, di quelli che si addormentano ai bordi delle strade magari con qualche cartone di vino a fianco.
Vi chiederete quindi perché. Perché raccontare una storia all'apparenza normale. Va raccontata perché Giuseppe e Grazia appartengono, loro malgrado, alla "feccia" di Milano, quella che come dicevamo prima è povera ed invisibile come il loro camper posteggiato da più di 5 anni sotto il ponte di piazzale Carrara nella periferia sud di Milano, un camper fermo sempre nello stesso posto che in pochi vedono perché i più fanno semplicemente finta che non ci sia.
Il concetto di fare finta riporta subito all'idea di gioco dei bambini. Loro possono permettersi di far finta di essere pirati o di essere astronauti nello spazio, loro possono guardare le cose senza farsi troppe domande, loro si ma noi no.
Eppure lo facciamo spesso e volentieri, per l'idea che forse facendo finta di niente i problemi degli altri non toccano il nostro piccolo guscio di protezione.
Giuseppe e Grazia sono stati sfrattati 5 anni fa dalla loro casa popolare in via Antonini. Questioni di mora si era detto, debiti ammontati da anni che pure Giuseppe era convinto di aver restituito, almeno in parte anche se quei soldi non si sa che fine abbiamo fatto. E così lo sfratto nel 2006, con la figlia e il nipotino di un anno e mezzo, il suocero agli arresti domiciliari e Grazia con un'invalidità civile del 70 %; invalidità, questa, che dopo lo shock per lo sfratto ha gettato Grazia in uno stato depressivo portandola al 100% ed alla dipendenza da psicofarmaci.

Giuseppe, che in quella che lui definisce la sua vita precedente era tour manager di quelli che viaggiano in giro per il mondo, lavora di tanto in tanto portandosi Grazia dietro in tutte le cose che fa. Vivono con la pensione di invalidità di Grazia: 240 euro al mese cioè non più di 7 euro al giorno per la spesa e quello che resta si spende per il gas dell'unica stufetta che riscalda il loro camper. Un camper allegro, pieno di foto dei nipotini e di oggetti appartenuti alla loro vecchia vita...quella vera. I nipotini sono stati portati via dagli assistenti sociali per volere loro e della figlia, Elisa, perché far crescere due bambini di 5 e 4 anni dentro un camper e senza riscaldamento era diventato insopportabile. Il cenone di natale l'hanno passato insieme, nel camper, 2 euro in più spesi rispetto al normale ma giusto per comprare l'aranciata e qualche merendina per loro, perché a Natale si sa i bambini meritano di più.
Nessuno ha mai chiesto a Giuseppe perché vive sotto un ponte da cinque anni. Nessuno gli ha chiesto perché la sua domanda per avere una casa popolare (domanda, questa, accompagnata quasi sempre da una lettera dello psichiatra che segue Grazia da anni) non è stata ancora accettata. Hanno fatto tutti finta di niente dal momento che i documenti sono regolari e che loro tutto sommato messi là, sotto il ponte, non fanno male a nessuno.
Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha dichiarato nei giorni scorsi che l'attenzione data ai rom rischia di discriminare i milanesi in attesa da tempo di case popolari, eppure chissà se il sindaco sa di questa storia. Sicuramente no perché questa è una di quelle storie invisibili, come i protagonisti stessi, una di quelle storie che oggi viene raccontata e domani l'abbiamo già dimenticata. Rimane però l'amaro in bocca forse ed il pensiero che a dire 'casa dolce casa' al mondo d'oggi non sono solo i rom "sporchi e cattivi".

10 commenti:

  1. Non posso fare altro che concordare con l'assunto dell'articolo. Altro non aggiungo, perché mi si stringe il cuore.

    RispondiElimina
  2. Anche a me Adriano...anche a me fa male il cuore...
    Alla Moratti no, invece!

    Namastè

    RispondiElimina
  3. isabella deiana3 gennaio 2011 03:02

    Anche a me si stringe il cuore,pensando che tra l'altro,questa é una delle tante storie di cui si sa qualcosa.L'ho condiviso sul mio profilo affinché possano leggerlo (spero) più persone.Non é possibile che debbano verificarsi queste situazioni,oggi nel 2011,e la gente faccia finta di non vedere

    RispondiElimina
  4. Queste storie, che sono tante, che non conoscerò mai....nell'articolo si dice che non si ha paura del diverso per ragioni di razza o di etnia o di tradizione...ma è la povertà assoluta la vera bestia che la gente respinge...posso essere d'accordo...che questo nostro andare avanti sia forse per respingere quella bestia chiamata povertà...chiaro ti si stringe il cuore...il valore di una società si vede da come tratta gli ultimi...la nostra civiltà non tratta bene gli ultimi...li lascia ai bordi e fa finta che non esistono.

    RispondiElimina
  5. @ Isabella Deiana
    E' così, purtroppo, molto non si sa e molto non si dice, per pudore o proprio per vergogna...ed ancora molto non si riferisce.
    Un complimento a chi ha steso l'articolo, perchè alla scuola di giornalismo non insegnano certo ad inseguire notizie come questa. Essere nessuno, non fa notizia.
    La povertà non da audience e non fa lettori, al massimo sviluppa un gesto momentaneo, di solidarietà o di rabbia, ma sin troppo spesso, immediatamente dopo si dimentica...Io ci sono dentro...lo so bene...

    Grazie per la condivisione, un abbraccio.
    Namastè

    RispondiElimina
  6. @ Davide:
    Mi piace molto il tuo punto di vista. Anche se "mi piace" è forse una parola inadeguata.
    E' vero, si preferisce, non affrontare l'assoluta povertà, fa paura, forse, il rendersi conto.
    Io lo vedo nella mia vita. Da quando tutto si è rivoltato...molti tendono ad allontanarsi...è autodifesa credo si ha paura che l'essere troppo vicini ed insieme ci contamini, perchè il male è lì a portata di vista, dietro l'angolo e si preferisce non pensarci...non vederla per troppo tempo e da vicino.
    Molto meglio pensarla all'uscio delle nosttre chiese, o nei campi nomadi dove la si può esorcizzare...trattare come se fosse un altro mondo...d'un altro pianeta.

    Grazie Davide un abbraccione.
    Namastè

    RispondiElimina
  7. Io sono barbone italiano(Più di 10 Anni)a Roma,e purtroppo anke quì si parla solo di Rom (ke poi vengono stipati in lagher con contrllo all'entrata),noi stiamo a guardare.ho capito ke la più grande disgrazia in questa situazione è essere Italiano.
    http://viveresenzafissadimora.blogspot.com/

    RispondiElimina
  8. Ciao Roberto benvenuto :-))
    cosa dirti amico mio, io ti capisco...sono davvero ad un passo da te. Per chi non vive l'esperienza degli ultimi però è difficile comprendere.
    Ed i Rom sono così comodi per mandare al pascolo la nostra coscienza, anche dove la riempiamo di rancore di preconcetti...hai ragione, essere ultimi italiani è persino peggio, perchè ancora di più non esisti...non sei nemmeno deprecabile, sei invisibile...

    Un abbraccio forte
    Namastè

    RispondiElimina
  9. Non ho mai perso 'la speranza in un mondo migliore,Auguri e buona befana

    RispondiElimina
  10. Roberto sei grande... ;-))) ti abbraccio forte!
    Namastè

    RispondiElimina

La moderazione dei commenti è stata attivata. Tutti i commenti devono essere approvati dall'autore del blog.
Non verranno presi in considerazione gli interventi non attinenti agli argomenti trattati nel post o di auto-promozione.

Grazie.